Le indagini

Droga, armi, auto e gioielli di lusso: otto arrestati in carcere

La Guardia di finanza ha smantellato una banda dedita al traffico di stupefacenti, quest'ultimi diretti anche verso le località marittime dell'Italia orientale

Droga, armi, auto e gioielli di lusso: otto arrestati in carcere

I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Trieste, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Milano (Direzione Distrettuale Antimafia) in collaborazione con il Servizio Centrale Investigativo Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza, hanno disarticolato una organizzazione criminale transnazionale italo-albanese con basi e strutture logistiche in varie province del Nord Italia (Brescia, Lecco, Milano, Monza Brianza, Pavia, Savona e Siena), attiva nella distribuzione di sostanze stupefacenti in Lombardia, Liguria e Toscana, estendendole, nel periodo estivo, anche alle location turistiche del Nord-Est (Sistiana, Grado, Latisana, Lignano, Bibione, Jesolo, Caorle) all’esterno di discoteche, pub, stabilimenti balneari e strutture ricettive.

Droga (anche) “da mare”

L’operazione, ribattezzata “King George”, ha tratto origine da un controllo operato a Latisana (Udine), in prossimità della nota località turistica friulana di Lignano Sabbiadoro, da cui è scaturito l’arresto di due corrieri e il sequestro di 2 chilogrammi di marijuana, il cui sviluppo investigativo ha consentito, fin da subito, di poter tracciare una preliminare architettura criminale che vedeva il coinvolgimento di plurimi soggetti, principalmente albanesi, operanti in varie province lombarde: da qui, conseguentemente, il necessario raccordo con la Direzione Distrettuale Antimafia di Milano che, nell’ottica di conferire la migliore sinergia operativa alle indagini, ha assunto il coordinamento giudiziario delle operazioni.

Le indagini della Finanza

Lo scenario che si è andato a formare ha delineato l’esistenza di una solida e verticisticamente strutturata organizzazione composta da veri e propri “professionisti” del narcotraffico che adottavano diverse e ingegnose strategie tese ad una massimizzazione dei profitti ricorrendo, nel contempo, all’assunzione di procedure e modalità attuative connotate da bassa visibilità e rischio di individuazione.

Le comunicazioni tra i vari membri dell’organizzazione avvenivano tramite l’utilizzo di piattaforme criptate su sistemi di fonia, cui si aggiungeva un costante ricambio di schede sim e telefoni cellulari. Analoga rapida movimentazione era riferibile alle autovetture utilizzate, sostituite continuamente per non correre il rischio di essere individuati.

I canali di approvvigionamento della sostanza stupefacente (cocaina, marijuana e hashish) erano garantiti attraverso l’importazione lungo consolidate rotte balcaniche con una collaborazione tra organizzazioni criminali italiane e consorterie di origine albanese.

Inoltre nel corso delle indagini è stato appurato che il sodalizio si era dotato, nella campagna pavese, di una serra nella quale aveva cominciato la produzione autonoma di marijuana.

I luoghi di stoccaggio

Una volta introdotte nel territorio nazionale, le sostanze stupefacenti venivano inizialmente stoccate presso locali dedicati individuabili in una ramificata rete di appartamenti e autorimesse presi in locazione da persone incensurate con funzione di meri prestanome e quindi di non immediata riconducibilità ai membri dell’organizzazione.

Del tutto peculiare era poi il sistema con il quale si operava la successiva redistribuzione degli stupefacenti ai pusher operanti nelle ordinarie piazze di spaccio lombarde e nei locali e zone ad alta vocazione turistica dell’Italia Settentrionale.

Per questa finalità il sodalizio si avvaleva di soggetti reclutati ad hoc (gergalmente definiti “cavallini”) con funzioni di delivery territoriale diversificando le mansioni tra chi doveva minuziosamente preparare le dosi e chi aveva l’incarico di distribuirle capillarmente sul territorio, ovvero una fitta rete costituita sia da italiani che da giovani albanesi.

Questi ultimi, incensurati, venivano fatti giungere in Italia per permanervi per brevi periodi (massimo 90 giorni, lasso temporale utile per soggiorni turistici), trascorsi i quali venivano fatti rientrare in Albania per essere sostituiti da altri connazionali con analoghe funzioni.

Nel corso delle indagini sono stati sequestrati: 70,5 chilogrammi di marijuana (di cui 64 a Sesto San Giovanni), 21 di cocaina, una pistola beretta modello 34 calibro 9 short con matricola abrasa e relativo munizionamento, un’Alfa Stelvio, con telaio appositamente modificato per il trasporto degli stupefacenti, procedendo all’arresto, in flagranza di reato, di sette soggetti.

C’è anche la detenzione di armi clandestine

La Direzione Distrettuale Antimafia di Milano ha chiesto e ottenuto dal gip otto ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei principali membri dell’organizzazione. A ciò si sono aggiunte le perquisizioni nei confronti di 33 indagati, a vario titolo, per associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, per produzione e traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope, oltre che per per ricettazione,  riciclaggio e detenzione di armi clandestine.

In parallelo, i finanzieri hanno ricostruito i patrimoni illecitamente accumulati dagli indagati con i profitti derivanti dal traffico e dallo spaccio di sostanze stupefacenti: sono stati sequestrati beni per 1,1 milioni di euro, tra immobili, vetture, gioielli, denaro contante e altre disponibilità finanziarie.

A ciò si aggiungono, a seguito delle attività di perquisizione delegate dall’Autorità Giudiziaria, l’ulteriore arresto in flagranza di reato di un indagato per detenzione di armi clandestine nonché il sequestro di 7,2 chili di marijuana impacchettati e pronti per la commercializzazione, due pistole con matricola abrasa e relativo munizionamento, 10 armi bianche, orologi di lusso (modello Rolex) e denaro contante (in valuta unionale ed estera).