Dopo due decenni viene sfrattata dalla casa confiscata alla mafia un'anziana di 80 anni
L'appartamento era stato sequestrato, ma mai liberato. Dopo la morte del marito, accusato di usura, l'anziana vedova si è ritrovata le Forze dell'ordine fuori dall'uscio

Carabinieri, il Battaglione del Terzo reggimento Lombardia, la Polizia Locale di Pioltello e persino un’ambulanza. Un simile dispiegamento di forze in piazza Garibaldi faceva pensare al peggio, a una retata o a qualche episodio criminale. Niente di tutto ciò. Il parapiglia che ha animato la zona della stazione giovedì 27 marzo 2025 era dovuto alla liberazione di un appartamento. La "pericolosa" inquilina altro non era che una donna di oltre 80 anni, vedova di un uomo condannato per aver lavorato come usuraio per la criminalità organizzata.
Liberazione dell'appartamento confiscato
Impossibile non notare il trambusto di giovedì mattina, quando i militari, insieme ai dipendenti del Comune che hanno dovuto applicare le disposizioni arrivate dagli enti superiori, sono intervenuti per far lasciare l’appartamento alla vedova Galletta. La donna, ormai anziana, si è opposta con tutte le sue forze di fronte a quello che ha sempre considerato un abuso da parte dello Stato. Sin dall’inizio degli anni Duemila quando lei e il marito finirono nel vortice della giustizia italiana.
Una vicenda vecchia di 20 anni
Era il 2001 quando Giovanni Galletta, allora 62enne, fu arrestato e processato per una vicenda di denaro. Infatti fu ritenuto da un giudice un usuraio legato a Cosa Nostra a seguito della denuncia da parte di un soggetto che aveva ricevuto, in più tranche, 49 milioni di lire come prestito. All’epoca era stato disposto anche il sequestro di tutti i beni della famiglia che potevano essere riconducibili all’attività malavitosa: conti correnti, liquidità e beni immobili, tra cui l’abitazione di piazza Garibaldi in cui viveva con la moglie dopo essersi trasferito dalla Sicilia negli anni Cinquanta.
Casa sequestrata, ma mai liberata
Nonostante il bene fosse stato acquisito dall’ente preposto, l’Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, e assegnato al Comune di Pioltello per finalità sociali, la casa è sempre rimasta occupata. L’inquilino, infatti, a seguito di un Ictus che lo colpì nel 2006 rimase disabile e allettato, situazione che bloccò la trafila della confisca. A distanza di quasi 20 anni, nonostante Galletta fosse venuto a mancare ormai da tempo, solo la scorsa estate è stata «riattivata» la procedura di confisca che è arrivata a compimento proprio giovedì mattina.
Anziana portata fuori di casa
All’interno dell’appartamento era rimasta soltanto la vedova che, a seguito della liberazione, è stata accompagnata fuori casa dal personale militare. Sconvolta e scioccata in quanto, da sempre, si era battuta contro un provvedimento ritenuto ingiusto: nonostante il giudice abbia riconosciuto la colpevolezza del marito, la donna si è sempre opposta sostenendo che i beni familiari fossero anche frutto del lavoro da lei svolto in Sisas e in uno dei bar del paese.
L’appartamento ora potrà essere preso in carico dal Comune che dovrà deciderne la destinazione. Non prima di aver effettuato tutti i lavori eventualmente necessari per garantirne l’agibilità. L’assurdo sta nel fatto che questa liberazione potrebbe non essere a costo zero per le tasche dei cittadini pioltellesi. Perché l’anziana vedova, nel caso in cui non abbia soluzioni alternative, potrebbe finire in carico ai Servizi sociali, chiamati a trovare una soluzione alloggiativa a una donna indigente, anziana e sfrattata.
Insomma il tipico esempio della lentezza della burocrazia e della Giustizia italiana che, per mettere una toppa a mancanze del passato, finisce per allargare il buco.