Ha scelto la strada del concordato in appello, ossia una sorta di patteggiamento in secondo grado, con il via libera della Procura e della Procura generale di Milano, l’unico imputato condannato in primo grado per il disastro ferroviario di Pioltello del 25 gennaio 2018, che causò, per un giunto in pessime condizioni, tre morti e oltre 100 feriti, mentre un altro centinaio di persone subirono traumi psicologici. Lo riporta l’Ansa.
Processo d’appello per il disastro di Pioltello
Si tratta dell’ex responsabile dell’Unità manutentiva, Marco Albanesi, a cui vennero inflitti 5 anni e 3 mesi di reclusione. In primo grado, infatti, nel processo con al centro le accuse di disastro ferroviario colposo e omicidio e lesioni colpose plurime, il Tribunale, il 25 febbraio 2026, ha assolto otto imputati tra vertici e dirigenti di Rfi (Rete ferroviaria italiana), tra cui l’ex Ad Maurizio Gentile e la stessa società, mentre è stato condannato solo Albanesi.
La richiesta di patteggiamento dell’unico condannato
Con l’accordo con pm e pg la difesa di Albanesi, come preannunciato dall’avvocato Giuseppe Alamia all’inizio dell’udienza di secondo grado davanti alla quinta Sezione penale d’appello, chiede ai giudici di ratificare la pena proposta, più bassa rispetto a quella della condanna di primo grado. Non è stata indicata in aula dall’avvocato, ma pare si attesti su poco più di tre anni.
L’impugnazione della Procura
La Procura, con la pm Maura Ripamonti, ha chiesto con l’atto di impugnazione che in appello vengano condannati anche l’ex Ad Gentile, Umberto Lebruto e Vincenzo Macello, imputati in qualità di ex direttore di Produzione di Rfi ed ex direttore territoriale della Lombardia, tutti assolti in primo grado. E anche Rfi, per i pm, deve essere dichiarata “responsabile dell’illecito amministrativo”.
Oggi, martedì 15 settembre 2026, dopo la lettura della relazione della Corte, si dovrebbe tenere la discussione della pm e della sostituta Olimpia Bossi. Tra l’altro la Procura ha anche chiesto la riapertura del processo con l’ascolto di alcuni testimoni-consulenti e l’esame degli imputati. Al termine degli interventi delle parti (udienze fissate fino a dicembre) la Corte deciderà.