Nella Curva Nord interista il suo ruolo era quello del “vocalist”, l’addetto ai cori, con il megafono sempre accostato alla bocca, a cavalcioni sulla balaustra di San Siro. Già arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Doppia Curva” e condannato a quattro anni di reclusione con rito abbreviato, il carugatese Mauro Nepi, 43 anni, a febbraio era stato raggiunto da un’altra ordinanza di custodia cautelare per l’omicidio dell’ex leader degli ultras nerazzurri Vittorio Boiocchi, avvenuto il 29 ottobre del 2022 davanti alla sua casa di Milano. E secondo l’ex compagno di tifo Marco Ferdico, sarebbe stato proprio Nepi il primo a parlare dell’omicidio di Boiocchi.
Il ruolo di Nepi nell’omicidio Boiocchi
Per l’agguato a Boiocchi, ucciso a colpi di pistola (cinque quelli esplosi, di cui due letali al collo e al torace), erano già a processo cinque imputati, tra cui gli altri carugatesi Gianfranco e Marco Ferdico, padre e figlio, e il cernuschese Andrea Beretta, successore di Boiocchi a capo della Nord, diventato collaboratore di giustizia dopo l’assassinio del rampollo di ’ndrangheta Antonio Bellocco (avvenuto a Cernusco a settembre 2024) e autoaccusatosi come mandante della morte dello “Zio”.
Nell’ordinanza firmata dal gip Francesca Ballesi era accusato di avere consegnato a Marco Ferdico il borsone avuto da Beretta, che conteneva i 50mila euro pattuiti “come compenso per l’omicidio”. Allora sostenne che “le richieste di Beretta andavano assecondate, sostanzialmente senza possibilità di scelta”.
Le rivelazioni di Ferdico
Oggi, però, la situazione di Nepi si è complicata e non poco. A inguaiarlo gli ultimi verbali del nuovo pentito Marco Ferdico, che ha sostenuto che “Nepi è stato il primo a parlarmi della possibilità di uccidere Boiocchi, mettendola sul piano che io non avessi il coraggio di farlo, istigandomi al riguardo, e ipotizzando anche il prezzo dell’omicidio nella fase iniziale”. Alla luce di queste dichiarazioni il gup Giulia Marozzi ha accolto la richiesta dei pm della Dda Paolo Storari e Stefano Ammendola, che nell’udienza del 7 luglio scorso hanno contestato al 43enne carugatese anche l’aggravante della premeditazione, bloccando di fatto la scelta che la difesa aveva già preso del giudizio con rito abbreviato.
Corte d’Assise d’Appello, quindi, insieme Marco Ferdico (organizzatore), il padre Gianfranco Ferdico (la cui posizione però sembra sempre più defilata) e, ovviamente, Andrea Beretta (mandante), oltre ai due esecutori materiali, il brugherese Daniel D’Alessandro, detto “Bellebuono”, che avrebbe premuto il grilletto assieme a Pietro Andrea Simoncini, nativo di Vibo Valentia e suocero di Marco Ferdico.