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Covid-19, infermieri in trincea contro virus, isolamento e paura

Oltre alle tecnologie per combattere il virus si sono misurati con pazienti senza il conforto di amici, familiari e parenti.

Covid-19, infermieri in trincea contro virus, isolamento e  paura
11 Aprile 2020 ore 13:21

Quando si viene travolti da uno «tsunami», come si è rivelato il contagio da Covid-19, bisogna tirare fuori risorse ed energie sconosciute per resistere all’onda e non affogare. Ancor di più quando si è scelta una professione per cui si mette la primo posto la vita e la salute di chi è malato.

Covid-19, infermieri e operatori in trincea

L’Asst Melegnano Martesana si è trovato ad affrontare l’onda di piena dei contagi provenienti dalle zone più colpite della Lombardia, ma ha vinto la sua sfida  superando mille difficoltà. Un virus nuovo, poco conosciuto; reparti che si sono trasformati per accogliere il sempre crescente numero di pazienti positivi; medici, infermieri e operatori che dopo aver lottato erano costretti ad alzare bandiera bianca perché a loro volta contagiati. In questa battaglia è stato fondamentale il contributo di infermieri, tecnici, Oss e Asa  che hanno affrontato una condizione nuova e non nota con la capacità di adattarsi alle mutate condizioni, dimostrando grande resilienza e spirito di squadra.

“Hanno dimostrato capacità oltre le aspettative”

“Il personale ha dato risposte oltre ogni aspettativa perché oltre alla struttura, anche gli operatori hanno dovuto adattarsi alle nuove realtà operative – ha spiegato Enrico Ballerini, direttore Daps (Direzione assistenziale delle professioni socio-sanitarie) dell’Asst Melegnano Martesana – Il contesto di assistenza in cui si sono ritrovati ad agire era qualcosa che non era neanche preventivabile o sperimentabile, da un punto di vista delle tecnologie ma anche delle competenze operative richieste”.

Prendersi cura oltre alle terapie contro il Covid-19

Oltre agli aspetti medici e alle difficoltà presentate da un virus aggressivo e sconosciuto, il personale si è dovuto misurare con la paura e il senso di isolamento provato dai pazienti. “Di fronte a persone che non possono avere il sostegno della famiglia e degli amici era impossibile non entrare in empatia con loro – ha spiegato Katia Restelli, coordinatrice dell’Obi di Melzo, reparto dedicato ai pazienti Covid-19 – Lo stesso vale per i parenti, con cui dobbiamo avere un rapporto per tenerli informati di quanto accade ai loro familiari. Da questo punto di vista è stato difficile comunicare la morte di un caro, ma anche vestire i panni di madri, padri e figli per stare vicino a chi altrimenti sarebbe rimasto completamente da solo”.

Una professione svilita e dimenticata

E all’orizzonte, quando tutto sarà finito, la speranza che qualcosa cambi veramente nei confronti di una professione troppo spesso svilita e dimenticata. “Molti infermieri oggi si offendono nel leggere i lenzuoli e nell’essere chiamati eroi, perché la domanda che sorge spontanea è: E ieri, dove eravate? Come giudicavate il nostro lavoro?. A partire da oggi l’impegno deve essere di tutti, a riconoscere questi uomini e donne per quello che fanno ogni giorno, non solo durante le emergenze», ha concluso Ballerini.

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