Compie 101 anni e rivela: “Salvai un ebreo nel ’43”

Anna Pala abita a Cassina de' Pecchi.

Compie 101 anni e rivela: “Salvai un ebreo nel ’43”
Martesana, 26 Gennaio 2020 ore 10:00

Anna Pala abita a Cassina de’ Pecchi e venerdì 24 gennaio 2020 ha festeggiato il suo 101esimo compleanno. Davvero sembra conoscere l’elisir di lunga vita, visto che è ancora del tutto autonoma e vive da sola. In occasione della sua festa ha rivelato: “Durante la Seconda guerra mondiale salvai un ebreo”.

“Salvai un ebreo”

Origini sarde, visse a Roma, a Genova e Milano. Lavorò come sarta alla casa di alta moda di fama mondiale Sorelle Fontana. In Liguria trascorse gli anni della guerra e, ancora lucidissima, ha raccontato quei terribili momenti. “Ricordo quando furono emanate le leggi razziali – ha raccontato – Mi trovavo a Roma. Erano una follia. Eppure c’era qualcuno che le approvava con entusiasmo. Altri invece iniziarono ad aiutare gli ebrei e a nasconderli. Uno l’ho salvato anche io”.

A Genova

Nella Capitale si era sposata con Dante Floris, che lavorava alle Dogane. Poco dopo la coppia si dovette trasferire a Genova. “Un nostro vicino di casa con cui avevamo fatto amicizia era ebreo – ha raccontato – Un giorno vennero a prenderlo i fascisti. Lo aspettavano davanti a casa in attesa che rientrasse dal lavoro. Mio marito appena lo seppe gli corse incontro. Lo portò da noi di nascosto. Rimase con noi per una settimana. Poi riuscì a rifugiarsi da qualche altra parte”.

Non fu l’unico

Anna Pala e il consorte aiutarono anche un amico comunista, antifascista militante. Era stato arrestato. Loro riuscirono a trovare dove era detenuto e a parlarci attraverso una grata. “Ci chiese di nascondere le armi che teneva in casa – ha continuato – Aveva una pistola e alcune bombe a mano. Io presi la rivoltella con titubanza e la nascosi in borsetta. Poi la gettai in un tombino. Mio marito invece occultò le bombe nei buchi dei muri. Quando alla fine della guerra fu liberato quell’amico scherzando mi sgridò perché gli avevo buttato la pistola. A ogni modo il bello di quei tempi è che non si guardava l’ideologia: che fosse ebreo, comunista o fascista. Avevamo anche amici fascisti. Guardavamo solo la bontà d’animo”.

 

Nella Gazzetta della Martesana

L’intervista completa nell’edizione della Gazzetta della Martesana in edicola e nell’edizione sfogliabile online per smartphone, tablet e Pc da sabato 25 gennaio 2020.

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