Sembrava tutto pronto per arrivare a una definizione del procedimento giudiziario a carico di Giovanni Sgroi, ex sindaco di Rivolta d’Adda e medico accusato da cinque donne di violenza sessuale, con episodi avvenuti anche presso uno studio di Pozzuolo Martesana dove riceveva le pazienti. Ma durante l’udienza preliminare davanti al tribunale di Milano è emersa una nuova richiesta da parte dell’Ordine dei Medici di Milano, intenzionato a costituirsi parte civile nel processo. Una svolta che ha portato al rinvio dell’udienza al prossimo 3 giugno.
Un’udienza che sembrava decisiva
Doveva essere l’udienza destinata a chiudere uno dei casi più discussi degli ultimi mesi nel Cremasco. E invece il procedimento a carico di Giovanni Sgroi, ex sindaco di Rivolta d’Adda e medico accusato da cinque donne di violenza sessuale durante visite mediche, si è trasformato in un nuovo capitolo giudiziario carico di tensione. Martedì mattina, davanti al giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Milano, sembrava infatti tutto pronto per arrivare a una definizione del procedimento. E Sgroi, agli arresti domiciliari ormai da quasi un anno (era il 23 maggio 2025, ndr), sta affrontando il giudizio assistito dall’avvocato Domenico Chindamo.
La posizione della difesa e i risarcimenti
“La difesa è pronta a discutere la causa”, aveva dichiarato il legale prima dell’udienza, sottolineando inoltre come il suo assistito abbia risarcito le cinque donne che lo accusano, le quali avrebbero così deciso di non costituirsi parte civile nel processo. Uno scenario che sembrava destinato a semplificare il procedimento. Da una parte la pubblico ministero Alessia Rosanna Menegazzo pronta a sostenere l’accusa, dall’altra la difesa preparata con la propria arringa davanti al giudice Tommaso Perna. Ma proprio quando il quadro appariva definito, è arrivata la svolta inattesa.
La richiesta dell’Ordine dei Medici e il rinvio
L’Ordine dei Medici di Milano ha infatti chiesto di costituirsi parte civile nel processo, sostenendo di aver subito un danno d’immagine a causa della vicenda che coinvolge il professionista. Una richiesta che ha immediatamente provocato la ferma opposizione dell’avvocato Chindamo. Dopo aver raggiunto gli accordi risarcitori con le cinque donne coinvolte, la difesa punta ora a impedire l’ingresso nel procedimento dell’Ordine professionale. Il giudice, dopo aver ascoltato le parti, ha deciso di non pronunciarsi immediatamente e di rinviare tutto per approfondire la questione giuridica legata alla costituzione di parte civile dell’Ordine dei Medici. Il processo riprenderà il prossimo 3 giugno, data in cui il tribunale dovrà decidere se accogliere o meno la richiesta dell’Ordine milanese.