Cascina Triulza, tutto pronto per il rilancio

Finalmente potrebbe partire la messa in sicurezza della struttura.

Cascina Triulza, tutto pronto per il rilancio
Melzese, 12 Novembre 2018 ore 12:00

Mancano pochi giorni e finalmente dovrebbe partire il rilancio della Cascina Triulza. Il primo passo verso la rinascita del luogo dove, tantissimi anni fa, ebbe inizio l’epopea della Galbani.

Cascina Triulza, tutto pronto per il bando

I lavori sono attesi da anni e hanno vissuto un saliscendi con l’alternarsi delle Amministrazioni comunali. Le civiche di Vittorio Perego avevano pronto un progetto, modificato poi dal centrosinistra di Antonio Bruschi. Ma i piani sono rimasti fermi dopo la caduta dell’Amministrazione a guida Pd. Ora che in piazza Vittorio Emanuele sono tornati i civici, la questione potrebbe presto ripartire. Quantomeno per la messa in sicurezza, che costerà tre milioni di euro e che sarà realizzata con i fondi messi a disposizione da Tem.

Sottratta al degrado

Grazie ai fondi garantiti dalla Società che gestisce l’Autostrada Agrate-Melegnano (33 chilometri raccordati con A4 Torino-Trieste, A35-BreBeMi e A1 Milano-Napoli), Cascina Triulza verrà sottratta, quindi, al degrado, messa in sicurezza e convertita a struttura ricettiva per gli appassionati dei percorsi in sella nella Natura dell’Area Metropolitana. Tale destinazione d’uso sembra attagliarsi, d’altra parte, perfettamente a un immobile che, al termine della realizzazione di A58-TEEM e degli interventi viabilistici a percorrenza gratuita integrati, s’è ritrovato in posizione strategica in ordine alla nuova rete di mobilità dolce (35 chilometri complessivi) incardinata sui Caselli di A58-
TEEM.

Due-tre anni di lavori

Alla conclusione dei due-tre anni di lavori appena partiti, il sito in cui, alla fine dell’800, Egidio Galbani insediò la sua azienda risulterà valorizzato, dunque, sia dalla vocazione per la fruizione collettiva scaturita dalle gare di evidenza pubblica sia dalla capacità di generare, a favore di cittadini e imprese, il volano di risorse azionato dal cicloturismo. La ristrutturazione è stata imperniata, infatti, sul progetto delineato dall’Amministrazione che, al di là dell’agibilità di porzioni attualmente pericolanti, persegue il duplice obiettivo di mantenere la consistenza fisico-materica dell’edificio e di esaltare la conformazione architettonica, distributiva e ambientale del complesso.
Il recupero va inquadrato, insomma, nell’ottica di tramutare torre colombaia, casa del fittavolo, stalle, fienili e laboratori in punti di attrazione in grado di calamitare sul posto, anche lungo la nuova pista ciclabile Melzo-Gorgonzola che verrà inaugurata entro Natale, gli aficionados del pedale interessati a rivivere un pezzo della civiltà contadina.

Da sempre al centro dei traffici

La funzionalità di Cascina Triulza, costruita ai tempi dei mappali stilati dai tecnici al servizio di Maria Teresa d’Austria, inserita in un’area da sempre al centro delle transumanze e limitrofa allo scalo ferroviario entrato in esercizio ai primi del ‘900, contribuì a favorire il successo dell’opificio aperto tre le odierne vie Lazzati e Trivulzio. La vecchia casera si rivelò, così, in pochi anni troppo stretta per i dipendenti assunti a ripetizione da Egidio con la conseguenza che, nel 1911, l’illuminato imprenditore originario della Valsassina, pur continuando a puntare forte sulle potenzialità di Melzo, fu costretto a trasferire i tanti operai agricoli nella prima fabbrica casearia d’Italia. Da quel momento, l’immobile

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venne condannato a un progressivo declino, peraltro culminato nei crolli che hanno esposto a rischi statici persino la torre colombaia a pianta quadrata, cui gli Enti Pubblici, stante l’impossibilità materiale di destinare investimenti consistenti alla ristrutturazione invocata dai cittadini, non sono riusciti a porre rimedio. Ma la disponibilità dei finanziamenti erogati da Tangenziale Esterna SpA a beneficio del Comune e la vicinanza ai percorsi ciclopedonali hanno schiuso, infine, a Cascina Triulza la prospettiva della definitiva destinazione d’uso a polo del turismo sostenibile che spazza qualsiasi inconcludente ipotesi di conversione avanzata negli ultimi tre decenni.

 

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