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caso camici

Autoriciclaggio e false dichiarazioni: indagato Fontana

Al centro delle due nuove ipotesi di reato il conto svizzero da 5,3 milioni di euro dal quale il presidente lombardo aveva tentato di attingere per "risarcire" (secondo la Procura) il cognato, dopo che era saltata la compravendita di camici fra la Regione e la Dama Spa.

Autoriciclaggio e false dichiarazioni: indagato Fontana
Cronaca 31 Marzo 2021 ore 18:26

Due nuove accuse ipotizzate dalla Procura per il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, coinvolto in prima persona nel “caso camici” che già aveva portato a una prima ipotesi di reato per “frode in pubbliche forniture”. Ora emergono anche le ipotesi di autoriciclaggio e false dichiarazioni in merito alla “voluntary disclosure” dei fondi in Svizzera.

Autoriciclaggio e false dichiarazioni, nuova grana per Fontana

Frode in pubbliche forniture, autoriciclaggio e false dichiarazioni. Salgono a tre le ipotesi di reato formulate dalla Procura di Milano a carico di Attilio Fontana. Tutte e tre nell’ambito dell’inchiesta sul “caso camici” nella prima fase dell’emergenza Covid, quando l’azienda del cognato prima vendette e poi donò (in parte) 75mila camici e altri dpi che all’epoca scarseggiavano negli ospedali lombardi.

Secondo la tesi avanzata dalla Procura, il passaggio da vendita (per oltre mezzo milione di euro) a donazione sarebbe avvenuto proprio su pressione di Fontana che avrebbe “odorato” l’attenzione dei giornalisti di Report sulla vicenda.

False dichiarazioni sui conti in Svizzera

Nell’ambito di quella vicenda, era emerso anche il conto in banca di Fontana in Svizzera, 5,3 milioni di euro, che il Presidente spiegava essere stati ereditati dalla madre, provenienti da due trust alle Bahamas e regolarizzati con la voluntary disclosure del 2016, la possibilità concessa all’epoca dal Governo per far riemergere i fondi provati all’estero.

La Procura di Milano però non è convinta, ed ha quindi inoltrato alle autorità svizzere una rogatoria per “completare la documentazione allegata alla domanda di voluntary disclosure”, ” avendo necessità di approfondire alcuni movimenti finanziari”.

Dietro l’ipotesi di autoriciclaggio ci sarebbe quindi il tentativo (bloccato dalle autorità bancarie) di bonificare 250mila euro al conto svizzero al cognato. Un “risarcimento” per la compravendita di camici saltata non andato a buon fine proprio per le norme dell’antiriciclaggio della Banca d’Italia che segnalarono l’operazione come “sospetta”.