Un’opera del XVI secolo, il Crocifisso della Chiesa di Vignate, al centro di un progetto per preservarne storia e valore.
Un simbolo che attraversa i secoli
Un volto scolpito nel legno, segnato dal tempo e carico di memoria, continua a parlare a chi sa fermarsi a guardare. Nella chiesa di Sant’Ambrogio a Vignate, il Crocifisso domina lo spazio con una presenza silenziosa, testimone della vita della comunità attraverso i secoli.
L’opera, attribuita a mano ignota e risalente al Cinquecento, è un esempio significativo di scultura lignea policroma. Citata già nelle visite pastorali dell’epoca, ha cambiato collocazione nel tempo, dagli altari laterali fino alla posizione attuale sotto l’arco della navata principale, mantenendo sempre un forte valore simbolico e devozionale.
Le condizioni e il progetto di recupero
Oggi il Crocifisso presenta segni evidenti di degrado: lacune, sollevamenti della pellicola pittorica e fessurazioni del legno. Anche gli interventi del passato hanno modificato alcuni dettagli, tra dita ricostruite, barba alterata e ridipinture che rendono difficile leggere l’aspetto originario.
Il generale scurimento dell’incarnato, causato da depositi e finiture deteriorate, compromette ulteriormente la percezione dell’opera, mentre la croce mostra tracce di usura e possibili attacchi di insetti xilofagi.
Per questo è stato elaborato un progetto di restauro che prevede analisi approfondite, pulitura, consolidamento e reintegrazione pittorica, nel rispetto della storia del manufatto.
Don Alessio Colombo e l’associazione Pharos, in prima linea per il restauro
Determinante il ruolo del parroco don Alessio Colombo, che ha sostenuto la necessità dell’intervento, avviando una collaborazione con l’associazione nata da poche settimane ma già molto attiva Pharos. Insieme hanno promosso una raccolta fondi e stanno organizzando un evento in auditorium previsto per l’autunno.
Ci sono cose che vediamo ogni giorno e proprio per questo smettiamo di guardarle davvero. Quel crocifisso è sempre stato lì, sotto gli occhi di tutti, ma dentro porta secoli di storia, di fede e di vita vissuta. Come Pharos abbiamo deciso di prendercene cura perché il valore delle cose non sta solo in ciò che rappresentano, ma in quello che siamo disposti a fare per proteggerle – ha spiegato il presidente del sodalizio Fulvio Salvatori – Insieme a don Alessio ci siamo attivati per organizzare una raccolta fondi e in autunno organizzeremo uno spettacolo. Sarà un modo per unire le persone attorno a qualcosa di importante che appartiene a tutti noi.
Un progetto che va oltre il restauro: diventa occasione per riscoprire un bene condiviso e rafforzare il legame tra passato e presente, nella consapevolezza che custodire la memoria significa scegliere di non lasciarla svanire.