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La storia

Una nuova casa per i tritoni di Rivolta

L'idea di una studentessa di Scienze naturali è diventata realtà e ha salvato la preziosa popolazione di Triturus carnifex minacciata da una lottizzazione.

Una nuova casa per i tritoni di Rivolta
Attualità 28 Novembre 2021 ore 11:24

Il loro destino sembrava segnato: i tritoni che da decenni vivevano in un grande prato verde di via Mandelli  a Rivolta, stavano per essere "sfrattati" e quindi condannati a morte,  per fare spazio ad un piano di lottizzazione. Anfibi endemici dell'Italia settentrionale, "indicatori ambientali" protetti a livello comunitario, i tritoni crestati italiani  sono però un fondamentale presidio biologico e  una studentessa di Scienze naturali di 25 anni ha deciso che la loro presenza a Rivolta non poteva finire così.  E dopo una lunga battaglia, ha vinto.  Ieri, sabato 27 novembre, i tritoni di Rivolta hanno trovato una nuova casa, grazie a un progetto trasversale che vede coinvolti moltissimi volontari, il Comune, il WWF di Trezzo d'Adda e l'Università degli Studi di Milano.  Ora la speranza è che possano continuare a vivere in un altro stagno, costruito apposta per loro. Ma andiamo con ordine.

Lo "sfratto esecutivo" per i tritoni di Rivolta

Questa storia inizia a settembre del 2019 - ha raccontato  la promotrice dell'iniziativa, Sofia Camiciottoli, 25 anni, studentessa di Scienze naturali all'Università di Milano - Alcuni amici, in quei giorni mi mandarono una foto del cartello messo in mezzo al prato di via Mandelli, che annunciava il via alla lottizzazione residenziale. Ci preoccupammo subito molto, perché quel fazzoletto di erba era una delle ultime aree verdi all'interno dell'abitato. Soprattutto, poi, già mesi prima avevamo notato che proprio in quell'area viveva una popolazione di tritoni". Una specie endemica sì, ma anche tutelata a livello europeo, sebbene ancora non inserita nelle specie "in via di estinzione.

La lottizzazione significava uno sfratto senza preavviso, per i poveri animali. Così i ragazzi hanno deciso di intervenire.

A quel punto abbiamo contattato il professore Raoul Manenti, esperto di Anfibi e docente all'Università degli Studi di Milano - ha continuato la studentessa - E così abbiamo scoperto che quei tritoni erano in realtà appartenenti a due specie distinte: una non protetta, e una invece tutelata addirittura a livello europea: il tritone crestato italiano. Da qui l'urgenza di intervenire. Non è stato facilissimo, con la pandemia nel mezzo, organizzare la cosa. Ma ci siamo riusciti

Impossibile fermare la lottizzazione, ma...

Salvare l'area era impossibile: il piano di lottizzazione era già in fase più che avanzata. Così si è optato per un piano B: il Comune di Rivolta ha destinato un'altra area del Comune per realizzare un nuovo stagno e tentare un salvataggio. Si tratta di un’area verde della zona produttiva che corre lungo la Rivoltana, nei pressi di una roggia. Il piano era a suo modo apparentemente semplice: trasportare - cercando di limitare i danni - la popolazione di tritoni e fare di tutto perché sopravvivesse. Il progetto è stato quindi sposato sia dalla precedente Amministrazione comunale che dal WWF, in particolare dalla delegazione che si occupa dell'oasi Le Foppe di Trezzo. Facile a dirsi, dicevamo, molto meno a farsi: per costruire una nuova casa ai tritoni infatti non sarebbe bastato scavare una buca e trasferirceli.

Il substrato da uno stagno di Garlate

Per garantire che gli anfibi possano sopravvivere, è stato necessario ricreare un ambiente biologicamente simile a quello in cui questi animali vivono naturalmente. E per farlo, si è deciso di asportare parte del substrato biologico di uno stagno simile che si trova nel lecchese, e di trasferirlo nel fondo del nuovo laghetto dei tritoni. Fanghi, foglie morte, rami secchi, residui biologici di vario tipo sarebbero stati fondamentali perché i tritoni potessero sentirsi a casa, sopravvivere e magari anche riprodursi, dando continuità alla popolazione.

Al lavoro i volontari del WWF

Sabato mattina, i volontari del WWF si sono dunque messi al lavoro: nel contesto della periodica manutenzione naturalistica dello stagno di Pra Puzzet, a Garlate, hanno asportato parte del materiale biologico, ne hanno caricate diverse decine di chilogrammi in appositi secchi, e li hanno trasferiti a Rivolta. Qui, finalmente, è stato ricreato lo stagno e si sono potuti quindi trasferire i primi tritoni prelevati dall'area che presto diventerà un cantiere. Non solo: nei giorni scorsi, anche l'attuale sindaco Giovanni Sgroi ha partecipato all'iniziativa, organizzando insieme alle scuole una piantumazione dell'area, realizzata dai ragazzi e dalla appena eletta sindaca dei ragazzi. Il nuovo stagno è stato anche recintato, per fare in modo che i tritoni possano vivere tranquilli e indisturbati la loro nuova abitazione.

Non è cominciata benissimo

In realtà, nel frattempo la lottizzazione è già cominciata, in via Mandelli. Per un errore di comunicazione tra i costruttori e il Comune, è probabile che alcuni tritoni siano in realtà già stati "sfrattati" dalla roggia in cui vivevano tranquilli e sereni, ed è possibile che parecchi esemplari siano morti. Parecchi tritoni, comunque, sono stati trasferiti e la speranza è che si ambientino velocemente al nuovo habitat lungo la Rivoltana.

Cos'è il tritone crestato italiano

Ma perché queste piccole bestioline nere, simili a salamandre, sono tanto importanti? Non bastasse il fatto che sono animali tutelati, il loro apporto all'ecosistema delle rogge tipico della pianura lombarda è particolarmente prezioso.

"Il tritone crestato italiano è una specie endemica di buona parte dell'Italia, fondamentale in quanto è il top-predator delle nostre rogge - ha spiegato ancora, ieri, il responsabile dell'oasi Le Foppe - Un predatore molto vorace, il cui ruolo biologico è importante. Si tratta peraltro di una delle specie indicata come prioritarie dalla direttiva Habitat europea - ha aggiunto - Ed è anche un indicatore ambientale, sia dell'ambiente acquatico che terrestre. Avere una popolazione di tritoni abbondante significa avere una catena ambientale funzionante".

Si tratta dei tritoni più grandi che vivono in Italia: i maschi misurano  10–15 cm di lunghezza mentre le femmine sono più grandi:  12–18 cm. Sono, come detto, anfibi: il loro ciclo vitale si divide in una fase terrestre e in una acquatica. Sono inoltre esclusivamente carnivori: si nutrono di zooplancton quando stanno in acqua, e di insetti quando vivono sulla terra. Distinguerli non è difficile: le femmine mostrano una striscia longitudinale di colore giallo,  dalla nuca fino alla punta della coda. Il ventre è arancione con grandi macchie nere irregolari, mentre la gola appare scura con piccoli puntini bianchi. I maschi adulti presentano anche una fascia biancastra su entrambi i lati della coda, più evidente durante il periodo che precede la stagione riproduttiva. Che dovrebbe cominciare proprio in questi  mesi invernali, da dicembre, e proseguire per tutto l'inverno. La speranza è che anche dopo il trasloco, i tritoni di Rivolta abbiano voglia di mettere su famiglia...

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