Solidarietà

Un pasto e un sorriso per i bambini dell’asilo realizzato da Aleimar

Sara Manzoni, gorgonzolese titolare di vari nidi in Adda Martesana, è tornata dall'esperienza di monitoraggio del progetto che ha contribuito a realizzare nel cuore dell'Africa

Un pasto e un sorriso per i bambini dell’asilo realizzato da Aleimar

Non si è trattato di esportare un modello, ma di creare un’occasione. Per i bambini di avere un pasto assicurato ogni giorno e di poter intraprendere un percorso di pre-scolarità; per le famiglie, che hanno avuto un sostegno reale alla dura vita quotidiana, ma anche per i volontari che si sono impegnati in questo progetto. Perché l’asilo Bibì & Bibò di Kpossegan è un luogo di crescita, per tutti coloro che ne varcano le porte.

Aleimar in Benin per visitare il progetto del nido

Sono rientrati da poco i membri della spedizione di Aleimar, la Onlus  di Melzo che da oltre 40 anni promuove e sostiene progetti in tutto il mondo, che si sono recati in Benin, nell’Africa centrale, per il monitoraggio dell’asilo che è stato realizzato tre anni fa. A “guidare” la spedizione Sara Manzoni, titolare di asili nido a Melzo, Inzago e Rivolta d’Adda, che per prima ha sostenuto l’idea di realizzare una scuola dedicata alla fascia di età degli 0 – 6 anni.

Aleimar è presente in Benin da oltre vent’anni – ha raccontato la gorgonzolese, ma nata e cresciuta a Bellinzago Lombardo – Nel 2024 con Aleimar abbiamo deciso di creare un asilo, partendo da un vecchio dispensario che era chiuso e abbandonato. L’obiettivo era accogliere bambini della prima infanzia, per offrire loro stimoli diversi, avviare un percorso di pre-scolarizzazione, ma soprattutto garantire almeno un pasto al giorno in un Paese dove la malnutrizione è tra le principali cause di morte infantile.

Una proposta tutt’altro che scontata se si considera che nella cultura locale la gestione dei bambini nell’età prescolare (ossia prima delle elementari) è totalmente a carico delle donne del villaggio. Non è stato facile, dunque, far comprendere l’opportunità che veniva offerta, ma con perseveranza e con l’aiuto di personale locale il progetto ha preso il via con ottimi riscontri.

Sono una cinquantina i bambini che frequentano l’asilo, proveniente dai villaggi limitrofi, spesso distanti decine di chilometri con mamme figli che si fanno la strada a piedi per raggiungere la scuola – ha proseguito Manzoni – Siamo riusciti fin da subito a individuare un docente locale che rimanesse stabile e fisso, con il supporto di altri educatori che vengono formati in loco. Sin da subito ci siamo resi conto che non dovevamo “esportare” il modello occidentale, ma dovevamo inserirci nella cultura del posto partendo dall’ascolto dei bambini. Rispetto ai pari età italiani, infatti, ricevono molti meno stimoli, le loro conoscenze sono legate alla quotidianità del vissuto, molti parlano solo i dialetti locali. Al tempo stesso, però, le competenze sociali e manuali sono molto più sviluppate, così come la capacità di stare in gruppo e di mantenere l’attenzione.

Nel corso di questi tre anni dall’avvio del progetto, Sara e altri volontari si sono recati più volte in Benin per effettuare monitoraggi sull’andamento del progetto e ogni volta sono tornati a casa, in Italia, con un pieno di emozioni.

Anche un semplice pastello per scrivere per loro è una gioia grandissima – ha proseguito – Una volta abbiamo portato le bolle di sapone e quando i bambini le hanno viste sono esplosi di gioia. Persino gli adulti si sono messi a giocare con loro, stupiti da una cosa che per noi è assolutamente normale. Ogni volta che ci rechiamo in Benin cerchiamo con gli educatori locali un punto di incontro tra la nostra proposta e quello che si fa lì, rispettando le esigenze dei bambini. E’ un caposaldo dell’attività che portiamo avanti anche nei nostri nidi in Italia, perché l’ascolto dei più piccoli è fondamentale per chi lavora con loro.

Un percorso di volontariato in Aleimar che Sara Manzoni respira sin da quando era bambina.

Un giorno mia mamma è tornata a casa con un articolo in cui si parlava di Aleimar – ha raccontato – Da quel giorno abbiamo adottato un fratellino a distanza e i miei genitori si sono impegnati come volontari nell’associazione, trasmettendomi questa attenzione verso gli altri. Specialmente verso i bambini, che successivamente sono diventati il mio lavoro. Io penso che ogni giorno ci viene data la possibilità di fare meglio, l’importante è dare ognuno il proprio contributo per fare qualcosa di bello e di grande

Il progetto dell’Asilo Bibì & Bibò

Dal 2024, quando Aleimar ha aperto l’asilo Bibì & Bibò di Kpossegan, in Benin, ogni giorno viene accolta una cinquantina di bambini di età compresa tra gli 0 e i 6 anni, ossia l’età prescolare. Ogni anno vengono somministrati 20mila pasti e merende, un sostegno concreto per contrastare la malnutrizione infantile. Due educatrici professioniste seguono i bambini, dando loro la possibilità di vivere una infanzia più serena e spensierata, in un luogo sicuro dove imparare, giocare e crescere.

Molti genitori, infatti, lavorano nei campi dall’alba al tramonto e i bambini restano spesso soli, senza pasti e senza possibilità educative. Per questo l’asilo Bibì & Bibò si pone come un elemento fondamentale per lo sviluppo di questi bambini. Inquadrando il Qr Code è possibile fare una donazione e contribuire al progetto, permettendo l’acquisto di pasti e materiale didattico fondamentale per l’asilo.