La protesta

Raddoppia il costo del pre e post scuola: genitori lanciano una raccolta firme

La petizione per spingere il Comune a cambiare rotta: "A Cologno Monzese i servizi più cari del circondario"

Raddoppia il costo del pre e post scuola: genitori lanciano una raccolta firme

Da un anno all’altro le tariffe per il pre e il post scuola sono quasi raddoppiate. Un aspetto che diventa ancora più evidente se paragonato alle cifre richieste alle famiglie nei Comuni limitrofi.

Pre e post scuola “salati” per le famiglie

Un gruppo di genitori di Cologno Monzese ha promosso una raccolta firme sulla piattaforma web Google Forms, per contestare il rialzo dei costi che scatterà a partire dal prossimo anno scolastico. Le nuove tariffe comunali prevedono un massimo di 135 euro al mese per il servizio completo di pre e post scuola per i residenti, contro i 60-80 euro del regolamento precedente.

E Cologno Monzese “risulta essere in assoluto il Municipio più costoso, staccando nettamente Amministrazioni di ogni colore politico”, ha sottolineato Federica Sala, che si è fatta portavoce delle rimostranze dei genitori.

Il confronto con altri Comuni

A parità di reddito, a Cernusco sul Naviglio le famiglie spenderanno 85 euro al mese (35 euro per il pre scuola e 50 per il post), a Sesto San Giovanni ancora meno (80 euro totali, 25 e 55). Senza tralasciare enti che hanno previsto spese ancora minori a carico degli utenti del servizio: Cinisello Balsamo, con 70 euro, Vimodrone (65 euro) e Brugherio (60 euro, importo calcolato su base forfettaria annuale).

La questione dell’Isee a 13.500 euro

Le nuove tariffe a Cologno sono state approvate a novembre. E questo raddoppio va a colpire soprattutto il ceto medio, penalizzato, ha aggiunto Sala, dal fatto che Villa Casati abbia stabilito agevolazioni al di sotto di un Isee di soli 13.500 euro.

“In Lombardia questa soglia fa sì che basti un normale stipendio da lavoratore dipendente o un nucleo bi-reddito standard per essere catapultati immediatamente nella fascia massima di pagamento, quella dei 135 euro mensili – ha osservato – Negli altri Comuni della zona, le fasce di protezione sociale arrivano a coprire Isee molto più alti (fino a 15mila o 25mila euro) prima di far scattare la tariffa massima, che resta comunque decisamente più bassa di quella colognese”.

E il rischio è che diverse famiglie decidano di non far frequentare il pre e post scuola ai loro figli.

“Non sono servizi ‘di lusso’, ma strumenti fondamentali di conciliazione dei tempi vita-lavoro, necessari per permettere ai genitori di mantenere un impiego a tempo pieno – ha proseguito – Tariffe così alte rischiano di trasformarsi in una “tassa sul lavoro”, penalizzando in particolare l’occupazione femminile e costringendo le famiglie a fare rinunce o a ricorrere a reti di welfare privato (baby sitter e nonni, quando presenti)”.

Lanciata una raccolta firme

Per questo è stata lanciata la petizione online su Google Forms, diffusati nei giorni scorsi sui social, per chiedere al Municipio “la revisione immediata dei parametri adottati per il calcolo delle tariffe del pre e post scuola per l’anno 2026/2027, l’apertura di un tavolo di confronto tra l’Amministrazione comunale e una rappresentanza dei genitori al fine di esaminare le motivazioni di tale incremento e valutare soluzioni alternative che non gravino esclusivamente sulle spalle delle famiglie”. Oltre “l’applicazione di una politica tariffaria più equa, che tenga conto delle reali capacità economiche dei nuclei familiari”.

Nella petizione (arrivata a sfiorare le 250 firme in pochi giorni) si evidenzia come l’aumento sia “improvviso, sproporzionato e ingiustificato”. Anche alla luce di alcuni dati.

“Confrontando le delibere di bilancio 2024 e 2025, il costo del servizio è rimasto invariato a 170mila euro e le entrate previste sono pressoché identiche: 100mila euro contro 105mila – ha concluso – La domanda è semplice: se i costi non sono aumentati, perché le tariffe sì? Con tariffe quasi doppie e lo stesso numero di iscritti, il Comune dovrebbe incassare molto di più, ma il bilancio prevede entrate quasi invariate. Questo significa una di queste tre cose: o il Comune si aspetta che molte famiglie rinuncino al servizio, o le entrate sono deliberatamente sottostimate e l’extragettito finirà da qualche altra parte. Oppure si è contato su una platea di utenti con Isee molto basso che compensi i rincari per gli altri. Un’ipotesi poco realistica, dato che il servizio è utilizzato prevalentemente da famiglie in cui entrambi i genitori lavorano e che difficilmente hanno un Isee al di sotto della soglia di 13.500 euro”.