Si può ancora raccontare la verità? Questa la domanda che i giovani di Melzo Incontra hanno posto a tre figure che, per la professione che svolgono, cercano quotidianamente di dare una risposta a tale quesito.
Sport, sacrifici che vanno oltre il risultato
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A cominciare dal giornalista sportivo Nando Sanvito che, parlando di vittorie e di sconfitte, ha raccontato lo sport e gli atleti sotto un’altra ottica, mostrando come il sacrificio che c’è dietro ad anni di allenamenti per giungere al momento della competizione trovi il suo senso oltre il risultato conseguito. «Lo sport è un luogo privilegiato per imparare ad abitare la realtà», ha spiegato il giornalista di fronte a un pubblico formato in prevalenza di giovani.
Giornalismo, una professione autorevole
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Di verità, di cronaca e soprattutto di responsabilità si è parlato venerdì sera con il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana e con il vicedirettore responsabile di Avvenire Francesco Riccardi. I due giornalisti si sono prestati a smettere i panni degli intervistatori per indossare quelli degli intervistati, rispondendo alle domande preparate dal gruppo di Melzo Incontra.
Passione, curiosità, piacere nel raccontare, sono alcune delle parole chiave usate dai due giornalisti per raccontare ciò che li ha mossi nella scelta di una professione che, come entrambi hanno ribadito, spesso e volentieri viene presa poco di conto, pensando che dare notizie e informare le persone sia qualcosa di semplice che non richiede particolare preparazione.
I giornalisti hanno perso autorevolezza anche per colpa loro, ma ancora oggi sono figure fondamentali – ha ricordato Riccardi – Sono coloro che danno voce a chi non ha rappresentanza, che con il loro lavoro cercando di raddrizzare qualche stortura della società.
Innegabile, però, come l’informazione oggi sia quasi eccessive e, soprattutto, diretta e senza quel «filtro» che un tempo erano i giornalisti. Una mediazione non che distorce il messaggio, ma che lo verifica, che lo approfondisce e che lo restituisce all’opinione pubblica in maniera autorevole.
Leggo un giornale perché mi fido, perché so che dietro c’è del lavoro, c’è onestà intellettuale e professionalità, questa è la grande differenza con le informazioni veicolate dai social network o da altre forme di comunicazione – ha aggiunto Fontana – I giornalisti rispondono per le violazioni, sia da un punto di vista legale che deontologico. Oggi, invece, i social veicolano opinioni, o bianco o nero, o amico o nemico, senza stimolare un confronto dialettico ma annientando chi non la pensa come te.
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