Quando si diventa madri, e più in generale genitori, ci si trova a confrontarsi con giudizi, consigli e commenti indesiderati. Il sonno di bambini o la gestione della maternità ne sono un esempio. Ne parliamo con Giulia Cecere, pedagogista e consulente del Sonno Infantile

Maternità: qualche mito da sfatare
«Così la vizi», «Non si staccherà più», «Un po’ di pianto non fa male a nessuno». Quando nasce un bambino, insieme alla gioia arrivano spesso anche molti consigli e giudizi non richiesti. Miriana racconta che fin dai primi giorni ha tenuto la figlia Atena vicino a sé durante la notte, allattandola quando lo chiedeva. Le sembrava la cosa più naturale del mondo. Eppure, non è stato semplice fare i conti con i commenti degli altri. Tra opinioni di parenti, amici ed esperti, spesso anche molto diverse tra loro, molti neogenitori finiscono per sentirsi confusi e inadeguati.
Sonno: non esiste un modello uguale per tutti i bambini
Uno dei miti più diffusi sul sonno dei bambini è che «dovrebbero dormire tutta la notte». In realtà, non esiste un modello valido per tutti: ogni bambino ha bisogni, tempi e ritmi diversi. Nei primi anni di vita i risvegli notturni sono comuni e fanno parte del normale sviluppo; l’obiettivo non è eliminarli del tutto, ma accompagnare il bambino verso notti serene in cui non questi momenti non diventino fonte di stress per tutta la famiglia. Anche convinzioni come «se dorme troppo di giorno non dormirà di notte», oppure «sonnellini brevi significano notti difficili» non valgono per tutti. Ogni bambino ha un proprio fabbisogno di sonno e impara gradualmente a regolare i ritmi tra giorno e notte.
I risvegli notturni: non è solo questione di fame
Un altro luogo comune è che i risvegli notturni siano sempre legati alla fame o a un problema. Spesso invece i bambini si svegliano per cercare sicurezza, contatto e vicinanza. Il sonno dei piccoli è profondamente relazionale: non è raro che il genitore si svegli pochi istanti prima del bambino, come se i loro ritmi si sincronizzassero.
Tra i miti più dannosi c’è anche l’idea che sia utile lasciare piangere un bambino per insegnargli ad addormentarsi da solo. Il pianto è il principale modo con cui un neonato comunica bisogni e disagi; è importante accogliere e risponde con sensibilità, affinché il bambino possa sperimentare sicurezza e fiducia.
L’allattamento notturno
La condivisione del sonno e l’allattamento notturno sono spesso oggetto di giudizi e fraintendimenti, ma rappresentano pratiche molto diffuse in molte culture del mondo. Dormire vicino ai genitori può facilitare i risvegli notturni, rendendo più semplice rassicurare o nutrire il bambino, e contribuire a mantenere un senso di sicurezza e continuità nella relazione. Anche l’allattamento notturno non risponde solo al bisogno di nutrimento: per molti bambini è un modo per ritrovare vicinanza, calma e regolazione emotiva.
In un mare di opinioni contrastanti, forse il consiglio più prezioso resta uno: informarsi, ma senza perdere fiducia nelle proprie sensazioni perché, alla fine, i genitori restano i migliori conoscitori del proprio bambino.
Articolo a cura di Associazione Spazio CurAmami – Via Monte Rosa 8A Melzo – tel. 351 4406653