Commosso addio

L’ultimo saluto all’amato volontario di PizzAut Enrico Celeghin

L'ultimo saluto a Enrico Celeghin, scomparso prematuramente a 62 anni. Ai funerali c'erano anche tutti i "suoi" ragazzi di PizzAut

L’ultimo saluto all’amato volontario di PizzAut Enrico Celeghin

Una cerimonia commossa, partecipata ma anche molto composta. Senza striscioni, palloncini, discorsi particolari. La folla radunatasi a Limbiate per l’ultimo saluto al 62enne Enrico Celeghin, colonna portante di PizzAut, si è ritrovata silenziosa ad ascoltare le parole intense e cariche di emozione di monsignor Luca Raimondi, vescovo cernuschese vicario episcopale della zona di Rho nonché grande amico di Celeghin, come raccontano anche i nostr colleghi di primamonza.it.

“Grazie Enrico”, l’applauso commosso alla colonna portante di PizzAut

La cerimonia si è conclusa intorno alle 16.30 di ieri, giovedì 11 dicembre 2025,  ma poco prima che il feretro lasciasse la chiesa silenziosa, un “grido” si è levato dalle prime file. Un forte “Grazie Enrico” ha interrotto il silenzio facendolo confluire in un lungo applauso, nato spontaneo dal sentimento di commozione di parenti, amici, conoscenti e tanta gente comune.

Celeghin infatti era amato e benvoluto da tutti. Una persona davvero generosa e unica così come unico era il suo impegno verso PizzAut che insieme a Nico Acampora aveva visto nascere. Papà di Matteo (Matteone), il primo pizzaiolo assunto, da anni Celeghin era impegnato quotidianamente nelle attività della pizzeria che offre lavoro, dignità e autonomia a giovani autistici.

“Esiste una rabbia santa”

Toccanti le parole di monsignor Raimondi nell’omelia:

Penso che il ricordo di Enrico, mentre celebriamo questo saluto cristiano, appartenga innanzitutto a sua moglie, ai suoi figli, ai suoi familiari, ai suoi amici di sempre. Io mi fermo sulla soglia degli affetti più cari e dei ricordi sacri di chi ha amato Enrico e si è sentito amato da lui. Ci sono situazioni, come questa dove riesco anche a capire la rabbia di chi urla verso il cielo semplicemente con una domanda: “Ma perché?”. Sì, esiste una “rabbia santa” che il Dio che è Gesù Cristo, comprende molto bene perché Egli ha provato sulla propria pelle la paura, il dolore, lo strappo della morte e anche Lui, mentre moriva, ha gridato verso il cielo: “Perché, perché mi hai abbandonato?”.

Permettetemi di dire che Lui, Gesù, non ama i “lecchini”, ma ama coloro che riversano su di Lui quello che sentono nella verità … fosse anche la rabbia. E la rispetta. Ecco perché vorrei far risuonare ora l’unica Parola che non è parola di uomini.

La parola migliore degli uomini in questi momenti è il silenzio. Il silenzio che dice alla sua famiglia e agli amici: “Siamo qui e vi vogliamo bene”.

La Parola di Dio che è stata proclamata l’ho scelta per come ho conosciuto Enrico e per come, penso, tante migliaia di persone lo hanno conosciuto nell’ultimo tratto della sua vita. Ci ha detto Gesù: “Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”.  Non serve riempirsi la bocca di Dio se poi non si fa la sua volontà. E la volontà del Dio di Gesù Cristo è solo una: “Amatevi come io vi ho amato”.

L’amore è la volontà del nostro Dio, ciò che ci rende più simili a Lui e per questo semplicemente più uomini, più veri.

“Ha donato il suo amore a una famiglia più grande”

L’amore di Enrico per la sua famiglia si è allargato ad una famiglia più grande; ha voluto condividere il destino di un figlio per altri figli. E nell’ombra, dietro le quinte, come era il suo stile, ha macinato chilometri, ha lavorato sodo, senza apparire in prima linea ma dando sostanza ad un sogno che si è fatto progetto reale di dignità, di lavoro, di autonomia per tanti ragazzi speciali. E lo ha fatto da gregario e che gregario.

Enrico, il gregario dell’amore. Ha costruito la sua vita sulla roccia di cui parla Gesù. Le fondamenta della sua esistenza sono state solide e chi lo ha amato deve esserne fiero e continuare la sua tenace forza di amare. Noi stiamo pregando perché Enrico goda la gioia della vita eterna; e ciascuno può immaginarsela come vuole questa vita.

Io ho scelto l’immagine che mi aiuta a pensare ad Enrico, in Paradiso, così come l’ho conosciuto e come ci racconta “l’aldilà” il profeta Isaia che abbiamo ascoltato: “Il Signore preparerà per tutti i popoli, su questo monte,un banchetto di grasse vivande,un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati… Eliminerà la morte per sempre.Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto”.

“Caro Enrico, ti toccherà lavorare al banchetto in Paradiso”

Sì, caro Enrico, ti toccherà lavorare ancora in Paradiso, in quel banchetto festoso che Gesù ha promesso a coloro che fanno concretamente la sua volontà.

Ti vedo già lì, all’opera sempre dietro le quinte, sempre gregario di quell’amore che hai scelto di vivere. Perché sono quelli come te che “dall’aldilà” rendono pieno di speranza “l’aldiquà”.

Preghiamo per te Enrico ma soprattutto e tu sarai felice di metterti dopo, preghiamo per tua moglie, per i tuoi figli, i tuoi familiari e i tuoi amici più cari.

Chiediamo per loro la consolazione di quel Dio che “asciugherà le lacrime su ogni volto”.

Si dice che noi non possiamo scegliere il nostro destino ma Gesù ci ha insegnato che possiamo, anzi, dobbiamo, dare un senso ad esso. Tu Enrico l’hai fatto e allora vai, tranquillo, tra le braccia del Padre che sta nei cieli.