Venerdì 6 febbraio, presso lo spazio Filanda di Cernusco sul Naviglio, più di cinquanta spettatori hanno ascoltato i racconti di chi ha deciso di dedicare la propria vita aiutando persone che vivono in paesi distrutti dalla guerra: Ludovico Gualano (di Cassina de’ Pecchi), Manuela Valenti, Virginia King e Nooshin Rajabinia, hanno condiviso le proprie esperienze di volontariato per la rassegna “Parole di Pace”.
Parole di pace
Quattro volontari che operano in quattro paesi martoriati dalla guerra. A fare da fil rouge è l’aiuto offerto sul campo a chi ne ha più bisogno. La seconda edizione della rassegna organizzata dal Tavolo della pace con il contributo del comune, ha proiettato i numerosi cernuschesi presenti nella sala Frigerio fuori dai confini del comune, attraverso i racconti di chi ha visto l’orrore della guerra con i propri occhi. Ad introdurre la discussione, l’ assessora alle Pari opportunità Debora Comito:
È importante fare un affondo su chi vive i conflitti attraverso sguardi e parole diversi dai nostri
Il racconto dall’Ucraina
Classe 1994, Ludovico Gualano, presidente di Rescue Team, associazioni che opera in Ucraina, ha riportato la situazione di Kharkiv:
Percorriamo strade ricoperte da reti da pesca perché vengono bersagliate ogni giorno dai droni, che colpiscono qualsiasi cosa passi. Il 25 dicembre, mentre noi eravamo a casa a festeggiare, un mio compagno di squadra ucraino è stato colpito da un drone proprio mentre faceva colazione. Tutta la rete energetica è stata messa quasi completamente fuori uso. Sono quattro anni che viene colpita e ormai il sistema non regge. Solo nell’ultimo mese almeno 600.000 persone hanno abbandonato Kiev. C’è la resistenza umana, la resilienza di chi ogni giorno lotta per mantenere un minimo di normalità nelle vite stravolte
Il volontario ha poi risposto alla platea sulla natura della resistenza:
In Ucraina non c’è solo una resistenza armata. Sono civili, ragazzi come me che studiavano all’università e si sono ritrovati a dover scegliere. I miei compagni di squadra mi dicono: “Noi non andremo al fronte a combattere, il nostro compito è aiutare le persone”. Non bisogna giudicare con il proprio privilegio di vivere in pace: bisogna mettersi in ascolto e capire perché stanno resistendo
Emergency in Afghanistan
Manuela Valenti, pediatra e responsabile dei progetti di Emergency, ha descritto la crisi umanitaria in Afghanistan:
Con il ritorno dei talebani sono finiti i combattimenti, ma sono finiti anche gli aiuti internazionali e il Paese si è trovato sul baratro. C’è stata una cancellazione progressiva della libertà delle donne, limitata ogni giorno di più
Sulla situazione femminile, Valenti ha spiegato l’attività del centro di maternità nella Valle del Panjshir:
Nessuno credeva che avremmo aperto, oggi facciamo 600-700 parti al mese. Un ospedale garantisce i diritti che la guerra cancella: il diritto alla nascita, che per le bambine sancisce la loro stessa esistenza e il diritto allo studio. Il futuro di quel paese passa esclusivamente dal ritorno delle donne nella vita pubblica e politica
I diritti in Iran e Birmania
Alla serata hanno contribuito anche Virginia King, dell’Associazione per l’amicizia Italia-Birmania, e Nushin Rajavinia, ingegnere iraniana e presidente dell’associazione “Giustizia per l’Iran”, evidenziando come la pace non possa essere disgiunta dal rispetto dei diritti civili.
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