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Il ricordo non deve estinguersi: letti i nomi e le vite delle vittime di mafia

Dopo il momento di commemorazione in sala consiliare a Melzo, ci si è spostati in oratorio per una cena organizzata con i prodotti di Libera

Il ricordo non deve estinguersi: letti i nomi e le vite delle vittime di mafia

Un pomeriggio e una serata dedicata alle vittime della mafia, in preparazione al 21 marzo 2026, Giornata della Memora e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. La città di Melzo ha ancora una volta risposto presente quando si parla di impegno e di sostegno alla legalità.

La lettura dei nomi delle vittime di mafia

Sabato 14 marzo 2026 in sala consiliare è andato in scena il momento di commemorazione organizzato dal Comune di Melzo, dal presidio Libera Adda Martesana e dalla Consulta sociale di Melzo. Diversi rappresentanti dell’Amministrazione comunale, con il sindaco Antonio Fusè in prima fila, insieme ai volontari delle associazioni hanno letto i nomi di alcune delle vittime innocenti di mafia, partendo dalle sagome che erano state realizzate lo scorso anno in occasione della Camminata Antimafia che si era tenuta proprio a Melzo.

I primi nomi letti sono stati quelli dei gemelli Giuseppe e Salvatore Asta, cui è stato intitola il presidio di Libera territoriale. L’ultimo, invece, quello del giornalista Giuseppe Pippo Fava, giornalista e scrittore uccisa da Cosa nostra il 5 gennaio 1984. A lui sarà dedicato il presidio scolastico dell’associazione presso il Liceo Giordano Bruno di Melzo, con l’evento ufficiale che si terrà il prossimo 9 maggio presso la scuola di viale Svezia.

Una cena Libera e solidale

Dopo il momento formale, ci si è spostati presso l’oratorio Sant’Alessandro per un’occasione più “informale”. Infatti, grazie ai volontari della Bottega Nazca Mondo Alegre di via Matteotti a Melzo e agli aspiranti cuochi dell’Enaip, è stata organizzata una cena con i prodotti di Libera. Una cena solidale fatta con alimenti realizzati nei luoghi liberati dalla criminalità organizzata che ha visto la partecipazione di un centinaio di persone.

E’ stata anche l’occasione per proseguire nell’iniziativa di raccolta firme nell’ambito della campagna “Diamo linfa al bene”, per chiedere a tutte e tutti di difendere la legge 109 (che disciplinava il riutilizzo sociale dei beni confiscati ai mafiosi) e per ribadire una richiesta chiara: una firma per chiedere che il 2% del Fondo Unico Giustizia venga destinato al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati. Un gesto concreto per fare uno scatto in più per diventare tempestivi ed efficaci nel prenderci in carico quei beni e renderli subito operativi, perché ogni giorno di ritardo fa il gioco delle mafie.