RICORDO

Il ricordo di Chiara Venuti a Vignate, una luce che non si spegne

La madre Maria Gambino continua a darle voce, a sette anni da quel tragico incidente con la stessa intensità, promuovendo incontri di prevenzione per sensibilizzare soprattutto i giovani

Il ricordo di Chiara Venuti a Vignate, una luce che non si spegne

Non un ricordo che scolorisce con il passare degli anni, ma una presenza che continua a resistere, attraversando il tempo e le stagioni. A Vignate, il nome di Chiara Venuti resta inciso negli occhi e nei pensieri di chi le ha voluto bene, trasformandosi negli anni in una presenza che non si spegne.

Un ricordo che diventa impegno

Il trascorrere del tempo non ha attenuato l’intensità di quella notte tra il 9 e il 10 febbraio, ma ha dato al dolore una direzione diversa. Chiara, uccisa a soli 25 anni da un pirata della strada nel 2019, continua a vivere nel racconto e nelle iniziative promosse dalla madre Maria Gambino e da una comunità che non ha mai smesso di sentirla parte della propria storia.

L’anniversario della tragedia non è più soltanto una data sul calendario, ma un momento che rinnova un impegno collettivo verso la prevenzione e l’educazione alla sicurezza stradale. Incontri pubblici e testimonianze nelle scuole hanno trasformato una ferita privata in un’occasione di dialogo aperto, soprattutto con i più giovani.

Tra gli appuntamenti più significativi, il confronto con gli studenti delle terze medie dell’Istituto Levi, insieme al comandante della Polizia Locale Vincenzo Attardo e all’assessore alla Scuola Margherita Sartori, ha ribadito quanto la cultura della responsabilità alla guida nasca prima di tutto dall’ascolto e dall’esempio.

Le parole di Maria Gambino

Nel tempo, la voce di Maria Gambino è diventata il filo che tiene unita memoria e responsabilità civile. Le sue parole scorrono con naturalezza, senza retorica, trasformando il ricordo in una cura condivisa.

Sono trascorsi sette anni da quella notte, ma l’intensità del ricordo non si è mai affievolita. In ogni incontro porto con me la voce di Chiara, perché continui a parlare ai ragazzi. Non è buonismo, è un dovere verso gli altri e verso la comunità.

Per Maria è diventato un impegno che si rinnova, una responsabilità verso gli altri e soprattutto verso i più giovani:

Non lo faccio per buonismo, ma perché in questi incontri porto la voce di Chiara, che è sempre con me – ha spiegato – Credo nell’importanza delle parole, non per retorica ma per dovere civico. L’ho definita una cura.

Una cura fatta di dialogo, ascolto e condivisione, capace di trasformare una ferita in consapevolezza.

Con Chiara condivido ogni istante anche oggi, è il cuore pulsante, il timone delle mie decisioni, una presenza che mi affianca costantemente, seppur in una forma diversa. La sua energia resta intensa e travolgente, influenzando la mia, la nostra dell’intera famiglia, vita personale e professionale. Spesso mi guida verso scelte che comprendo solo a posteriori.