Lo ha detto anche durante l’omelia della Messa celebrata due domeniche fa al Sacro Cuore: “Sono qui per seminare e innaffiare, ma a far crescere le piante ci pensa il Signore”. Umiltà, voglia di mettersi in gioco e quel genuino entusiasmo della gioventù. Ma anche la capacità, tutt’altro che banale, di toccare le corde giuste con parole semplici e non banali. L’esordio di don Paolo Macchi nella comunità melzese è stato all’insegna del caldo, del sudore e della frenesia dell’oratorio estivo.
Don Paolo Macchi subito al lavoro tra i ragazzi
Il sacerdote novello è arrivato in città ormai da un paio di settimane, “ma per il momento tutto quello che ho avuto modo di vedere è stato l’oratorio, le chiese e il mio alloggio attuale in canonica”, ha scherzato. 27 anni, ordinato sacerdote a inizio giugno in Duomo, è originario di Tradate, nel Varesotto. Terminato il Liceo scientifico si è iscritto in università, ma è bastato un anno per rendersi conto che il cammino che il Signore aveva in mente per lui era un altro.
Mi sono reso conto di non essere felice e così sono andato in crisi – ha raccontato in una breve pausa tra un gioco, una preghiera e una gita con il Grest – Dopo essermi confrontato con il mio sacerdote ho maturato la scelta di entrare in Seminario, dove sono stato per 7 anni. Dopo il quinto, infatti, in accordo con il rettore ho trascorso un anno di tirocinio a Bollate, un’esperienza che è stata per me molto formativa. Ho avuto modo anche di insegnare in un istituto tecnico di Rho, un importante arricchimento per il mio percorso.
L’arrivo a Melzo era quasi scritto nella Provvidenza.
Sono molto amico di don Stefano Cazzaniga, che adesso è a Gorgonzola, che scherzando mi disse: “Potresti venire a Melzo, così faremo tante belle cose insieme”… e alla fine mi hanno destinato proprio alla Comunità pastorale San Francesco.
Il suo arrivo è stato accolto in maniera particolarmente calorosa, con bambini, adolescenti e giovani dell’oratorio che lo hanno ricevuto creando un cordone festante e posizionando un cartellone in bella mostra sulla balconata del Sant’Alessandro: “Benvenuto nella tua nuova casa”.
Neanche il tempo di prendere le misure che è stata subito full immersion, anche per approfittare di questo periodo di “compresenza” con il suo predecessore, don Davide Mobiglia, che, in attesa di prendere servizio come parroco a Castiglione Olona, sta accompagnando don Paolo in questo lungo e proficuo passaggio di testimone. Un inserimento graduale che sarà completo a settembre, quando le chiavi passeranno in mano al novello sacerdote, che intanto stra sfruttando queste settimane per conoscere l’oratorio, la parrocchia e più in generale la comunità melzese.
Quando si inizia un nuovo percorso un po’ di agitazione è normale ce ci sia, ma sono confortato dall’essere arrivato in una comunità che ha una sua storia, dove altre persone hanno lavorato prima di me in maniera proficua – ha detto – Non sono qui per stravolgere, ma per proseguire nel percorso e portare avanti quello che ho trovato che ha un profondo valore di proposta cristiana. Durante questo oratorio estivo ho potuto apprezzare in particolare il lavoro fatto con gli adolescenti: oltre 130 animatori che si sono messi al servizio diventando per noi una risorsa, quando spesso vengono visti come un problema. Stare in oratorio significa vivere un’esperienza di evangelizzazione, vuol dire vivere secondo il vangelo e sperimentare che c’è qualcosa in più.
A Melzo don Paolo sta muovendo i suoi primi passi da sacerdote con un augurio ben chiaro davanti al suo percorso:
Mi auguro che vivendo il mio ministero continui a riconoscere che Cristo è tutto per noi, perché è il Signore che opera e noi ne siamo il segno
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