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Il coraggio della pace in ricordo di Luca Attanasio

La storia di un ambasciatore che nel cuore dell'Africa ha rivoluzionato il concetto di diplomazia e sulla cui morte pesano ancora gravi interrogativi mai risolti

Il coraggio della pace in ricordo di Luca Attanasio
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A pochi giorni dal quarto anniversario della sua tragica scomparsa il circolo Acli "G. Fanin" di Limito e la Rete per la pace Pioltello hanno organizzato un incontro pubblico per parlare del modello di diplomazia introdotto da Luca Attanasio, ambasciatore italiano nella Repubblica democratica del Congo, ucciso in un agguato nel 2021.

L'impegno di Luca

Mercoledì 26 febbraio il centro civico di Pioltello era gremito per ascoltare la testimonianza del padre di Luca, Salvatore Attanasio, e della giornalista freelance Giusy Baioni.

Luca Attanasio infatti ha avuto una carriera diplomatica eccezionale bruciando le tappe del suo percorso e diventando ambasciatore a soli 40 anni. Nel 2017 infatti viene mandato in Congo per creare, quasi da zero, un rapporto tra la Rdc e l'Italia.

Il lavoro come missione

Oltre alla professionalità che mise in campo, Luca si distinse per l'impegno in progetti umanitari a sostegno della popolazione civile africana. Nel 2017 fondò con la moglie Zakia Seddiki l'associazione Mama Sofia, che offre assistenza ai bambini di strada e si occupa dei problemi sociali soprattutto dell'infanzia.

Nel 2020 Luca e la moglie ricevettero il Premio internazionale Nassiriya per la Pace. Così il padre parlando della generosità di Luca:

Luca è sempre stato uno spirito libero; era un sognatore ma pragmatico perchè realizzava i suoi sogni. Molte cose che fece noi genitori le abbiamo sapute dopo la tragedia da testimonianze di persone che aveva aiutato.

La rabbia per le indagini

Luca Attanasio morì il 22 febbraio 2021 mentre viaggiava insieme ad una delegazione del Pam (Programma alimentare mondiale), una delle agenzie delle Nazioni Unite che ha sede a Roma.

Il convoglio fu assaltato in un'imboscata da un gruppo armato. Insieme a lui persero la vita il carabiniere Vittorio Iacovacci e l'autista Mustapha Milambo.

Tuttavia nella vicenda ci sono state fin da subito troppe lacune e le indagini sono state frettolosamente chiuse. Salvatore Attanasio ha denunciato l'assenza delle istituzioni italiane:

Ci batteremo in ogni sede e modo possibile per la verità. Non ci fermeremo, se necessario ci rivolgeremo all'Aia. È un dovere dell'Italia indagare sulla morte di questi ragazzi invece lo Stato si è girato dall'altra parte. Cosa c'è di più alto della dignità di uno Stato? Il nostro Paese adesso è succube.

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