LUTTO

Il commosso addio a Gina Motta, l’infermiera che ha curato la sua città

Classe 1928, ha aiutato i gorgonzolesi fino a 85 anni, sempre in sella alla bicicletta girando per le vie del centro e in periferia

Il commosso addio a Gina Motta, l’infermiera che ha curato la sua città

Ci sono figure che non hanno bisogno di titoli accademici altisonanti per definire il concetto di cura. A Gorgonzola quel concetto aveva un nome e il rumore inconfondibile di una catena di bicicletta: Luigia Motta, conosciuta da tutti come Gina. La sua scomparsa, avvenuta domenica, 9 maggio 2026, proprio nel giorno della festa della mamma e a ridosso della Giornata internazionale dell’infermiere di martedì, segna la fine di un’epoca, ma lascia in eredità una profonda lezione di umanità.

Raggiungeva i pazienti in bici

Classe 1928, Motta è stata molto più di un’infermiera. È stata il punto di riferimento di una medicina che oggi definiremmo di prossimità, ma che per lei era semplicemente quotidianità. Fino all’età di 85 anni, Gina ha pedalato instancabilmente tra le vie del centro e le case di periferia. Non c’erano sabati, domeniche o ferie che tenessero: se un malato aveva bisogno di una puntura o di un prelievo, lei arrivava.

Spesso si occupava di tutto il ciclo della cura: prelevava i campioni a domicilio e poi correva al laboratorio dell’ospedale Serbelloni. Tutto questo, spesso, fatto gratuitamente, mossa da una vocazione pura che vedeva nel paziente prima di tutto una persona, un vicino di casa, un pezzo della propria comunità.

Prossimità e quotidianità

Mentre oggi il Sistema sanitario si interroga su come strutturare le Case di comunità, il ricordo di Gina riporta a un tempo in cui la comunità a casa delle persone era garantita dalla dedizione individuale.

Gina rappresentava la medicina fatta di relazioni, fiducia e attenzione, rigorosamente in dialetto autentico

hanno ricordato gli amici di Pedala Martesana.

Il suo dialetto non era solo un modo di parlare, ma uno strumento di conforto, un ponte per arrivare al cuore degli anziani soli, per i quali una sua visita valeva quanto una terapia.

Un esempio di energia e dedizione

Nel 2011 aveva ricevuto una pergamena speciale dall’Aido, un riconoscimento per quella sua instancabile energia. Anche nell’ultimo periodo, a 97 anni, nonostante la sua bicicletta fosse ormai ferma in giardino, la sua mente continuava a pedalare tra i ricordi delle gite in montagna e le strade percorse per aiutare il prossimo.

La sua scomparsa a ridosso della giornata dedicata agli infermieri carica di significato la sua figura: Gina Motta incarna l’essenza stessa della professione. Un’infermiera che non ha mai smesso di essere tale, dimostrando che la cura non è solo tecnica, ma presenza costante. La città, con la sua scomparsa, perde un pezzo della sua storia, una donna che ha insegnato a tutti che per fare del bene a volte basta una borsa dei medicinali e la voglia di continuare a pedalare controvento.