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Soddisfatto il sindacato

Dopo lo sciopero la Regione ascolta (e in parte accoglie) le richieste degli infermieri

Donato Cosi (Nursind Lombardia): "Un primo segnale della politica con la volontà di riconoscere la nostra professione e il nostro lavoro".

Dopo lo sciopero la Regione ascolta (e in parte accoglie) le richieste degli infermieri
Attualità 02 Febbraio 2022 ore 15:02

Dopo lo sciopero nazionale e la protesta sotto il Pirellone i rappresentanti del Nursind Lombardia sono stati ricevuti dalle istituzioni.

Nursind, dopo lo sciopero la Regione ascolta ( e in parte accoglie) le richieste degli infermieri

“Sono molto soddisfatto – commenta Donato Cosi, coordinatore NurSind Lombardia e componente del direttivo nazionale -. È un primo fatto concreto di attenzione agli infermieri e alle nostre necessità. Un primo segnale della politica, a prescindere dai partiti, con la volontà di riconoscere la nostra professione e il nostro lavoro. Adesso siamo a disposizione per lavorare in fretta e sodo per raggiungere quelle richieste che, ancor prima della pandemia, avevamo fatto”.

Dopo la manifestazione sotto il Pirellone una delegazione del NurSind è stata ricevuta da Simona Tironi (Forza Italia) vice presidente alla Commissione sanità del Consiglio regionale, da Carmela Rozza (Pd) infermiera, consigliera e componente della Commissione III (Sanità e Politiche sociali), e da Gregorio Mammì (M5S) consigliere regionale e segretario della III Commissione (Sanità e politiche sociali).

Aumento del personale e dello stipendio sul tavolo

Sul tavolo in primis - chiarisce il Nursind Lombardia in una nota -  la richiesta dell'aumento del personale, dell’aumento dello stipendio (quello degli infermieri italiani è tra i più bassi in Europa). Poi altre richieste presentate durante lo sciopero tra cui la rivendicazione del mancato riconoscimento economico della professione; azioni concrete contro le condizioni di lavoro definite "insostenibili" e contro la "decennale carenza di personale" oltre che per frenare la sempre più diffusa diaspora di professionisti che, "piuttosto di lavorare in queste condizioni, si licenziano".

La Regione, dagli infermieri "legittime richieste"

“Abbiamo ascoltato le loro istanze e siamo disponibili ad aiutarli, per quanto nelle nostre competenze e possibilità – ha commentato Simona Tironi -. Dove la Regione può intervenire c'è la volontà di andare incontro alle loro legittime richieste. Dove – per esempio in merito all'aumento dello stipendio e del personale – non possiamo, ci faremo portavoce delle loro istanze al tavolo della Conferenza Stato-Regioni”.

Nella giornata di ieri, martedì 1 febbraio - fa sapere il Nursind - è stata accolta all’unanimità in Consiglio regionale la mozione bipartisan con cui si chiede alla Giunta di intervenire presso la Conferenza Stato-Regioni al fine di disegnare un reale piano di assunzioni e adeguare gli stipendi del personale infermieristico e delle professioni sanitarie a quelli europei.

Inoltre, il documento chiede l'attivazione della Giunta regionale presso il Governo affinché sia valutato il superamento del vincolo di esclusività per la professione infermieristica, in un percorso di valorizzazione complessiva della figura infermieristica con particolare attenzione alla medicina territoriale e alla didattica universitaria. Durante il Consiglio regionale è stato ribadito che in Lombardia mancano 9.500 figure professionali di cui 3.500 nelle RSA, 4.500 nelle strutture sanitarie e 1.500 infermieri di famiglia.

"Ora passare dalle parole ai fatti"

“La pandemia ci ha dimostrato l'importanza del lavoro degli infermieri, e la qualità del loro servizio – commenta la consigliera Rozza -. Adesso bisogna passare dalle parole ai fatti e adeguare le retribuzione all'alta professionalità dei nostri infermieri”.

Un importante passo in avanti per il Nursind Lombardia: aver sollevato l'attenzione della politica su un'emergenza che il NurSind porta all'attenzione dell'opinione pubblica e delle istituzioni: servono più infermieri, serve un turn over di quelli in servizio (che hanno un'età media di 50 anni), serve un adeguamento dello stipendio (un infermiere neo assunto ha uno stipendio base di 1.450 euro, con un contratto di 36 ore a settimana, che molto spesso sforano, con professionisti che in molti casi lavorano su turni di 12 ore, sia di giorno sia di notte).

“È un messaggio importante – commenta Mammì -. Che dimostra che la politica è unita ed è tutta sulla stessa linea per portare a case le istanze presentate dagli infermieri”.

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