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Don Luigi Merola parla di Camorra e criminalità organizzata all'oratorio di Cassina de' Pecchi

Per il sacerdote giornalista e scrittore il messaggio da trasmettere ai ragazzi per combattere le mafie è contenuto nella conoscenza e nella parola. Nel silenzio vince il male.

Don Luigi Merola parla di Camorra e criminalità organizzata all'oratorio di Cassina de' Pecchi
Attualità Martesana, 30 Aprile 2022 ore 17:22

Don Luigi Merola, il sacerdote giornalista e scrittore impegnato nella lotta contro la Camorra protagonista a Cassina de' Pecchi oggi, sabato 30 aprile 2022. Era lui l'ospite d'onore, ma non il solo di rilievo, di un evento che si è tenuto nell'oratorio di via Cardinal Ferrari "Quando la parola unisce, il silenzio uccide".

Don Luigi Merola a Cassina

"Quando arrivano i ragazzi nei Tribunali è già troppo tardi - ha detto - Quando arriva la segnalazione del magistrato è già troppo tardi. Bisogna agire prima, in ottica di prevenzione. E, per fare questo, non basta l’intervento dello Stato, delle istituzioni. Occorre la collaborazione e la reazione della collettività. Serve uscire dal silenzio e parlarne a voce alta. Per combattere le mafie, è necessario, come disse Borsellino, che ognuno faccia il proprio dovere, ricoprendo un ruolo attivo".

"Il primo male in Italia non è rappresentato dalle associazioni di criminalità organizzata - ha rincarato la dose - È l’ignoranza. La conoscenza offre diverse possibilità di scelta: la libertà, la capacità di agire e lottare per i propri ideali. Ed occorre, come dico nel libro e dal nome dell’associazione che ho fondato A’ voce d’è Creature, partire dai giovani".

Presenti all'incontro i gli studenti dell’Istituto Falcone Borsellino di Cassina de’ Pecchi, che su forte spinta della dirigente scolastica Giuseppina Lara Santangelo e degli insegnanti, da mesi stanno compiendo un percorso sulla legalità, a partire proprio dalla conoscenza della lotta alla criminalità organizzata.

"Il bullismo è l'anticamera della mafia"

Tra gli autorevoli relatori dell'incontro ospitato dalla comunità pastorale Maria Madre della Chiesa c'era anche la presidente della Dia di Milano e vice questore Paola Ciaccio. Quest'ultima ha parlato di bullismo e ha ricordato che non è da sottovalutare, ma è l’anticamera delle associazioni di criminalità organizzata.

"La mafia ha tante voci, ma quella più pericolosa, è il silenzio - ha detto - Come l’atteggiamento del bullo, il mafioso e l’organizzazione agiscono in modo sotterraneo e si alimentano attraverso il silenzio e il tacito consenso. Il silenzio è complicità. Contribuisce all’identificazione e il riconoscimento sociale del bullo, come dell’organizzazione, ad aumentarne i timori e le minacce velate, ma sempre presenti. Sono delle minoranze, ma così, acquisiscono potere. Se la maggioranza si unisse, iniziasse a parlarne, creando una rete di conoscenza, un movimento culturale e sociale, inizierebbe un circolo virtuoso reazionario, di emarginazione e lotta a questa forma di criminalità organizzata".

Gli altri relatori erano il giornalista del Giornale Felice Manti e il sostituto procuratore della Repubblica presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Milano Francesco De Tommasi.

Quest'ultimo è intervenuto sugli aspetti giuridici della lotta alla mafia, sollevando la questione dei sequestri e della giurisdizione civile, spesso più minacciosa di quella penale per i grandi boss mafiosi.

Sarebbero questi punti critici da indagare, così come la questione dell’ergastolo ostativo in opposizione allo schieramento del reinserimento e il recupero residuo dell’individuo, così come i vuoti normativi e i provvedimenti attuativi a livello statale, che spesso lasciano spazio a riempimenti di timo criminoso, appoggiati dall’omertà dei cittadini.

Un esempio lampante, sarebbe quello della Terra dei fuochi, estesa alla gestione dei rifiuti, per cui non sono state effettuate delle segnalazioni tempestive alle autorità, da parte dei cittadini. Per paura, per evitare complicazioni e coinvolgimenti, perché, in fondo "io non ho fatto niente di male". È così che il silenzio uccide, che menzogna e ignoranza, travestite da verità e conoscenza, dilagano. È così che la mafia vince.

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