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Dalla Guinea a Cassina de’ Pecchi: la missione di don Pierre, il nuovo vicario di Camporicco

Mandato dal vescovo di Conakri è arrivato in Italia a luglio e sta imparando la lingua: "L'evangelizzazione va sempre rinnovata, con la grazia di Dio porto il mio contributo".

Dalla Guinea a Cassina de’ Pecchi: la missione di don Pierre, il nuovo vicario di Camporicco

La comunità pastorale si conferma sempre più internazionale. Accanto alle suore messicane impegnate nella pastorale giovanile, arriva ora un nuovo sacerdote dall’Africa: è don Pierre Haba Dalaoro, 30 anni, della Guinea, da pochi mesi vicario a Camporicco, succedendo a don Bangaly Marra, ivoriano.

Un viaggio inaspettato dall’Africa all’Italia

Il suo arrivo, inatteso, lo ha portato da Conakry, capitale della Guinea, alla Diocesi di Milano.

Il mio vescovo mi ha detto che sarebbe stata una tappa importante per la mia formazione,

racconta don Pierre, ancora alle prese con l’apprendimento della lingua italiana, ma colpito dall’accoglienza calorosa dei fedeli.

Dopo un primo periodo nel seminario di Venegono per studiare la lingua, è stato inviato a Cassina, dove è stato accolto sotto le ali del parroco don Luigi Peraboni.

C’è un bel clima con lui e con gli altri sacerdoti, don Silvio e don Fabio. Mi fanno sentire un sostegno costante

La storia: da Beyla a Cassina de’ Pecchi

Don Pierre proviene da una famiglia cattolica di Beyla, in Guinea. Dopo aver maturato la vocazione a 14 anni, è entrato in seminario a 17, per essere poi ordinato sacerdote il 2 luglio 2023. Subito dopo l’ordinazione, ha servito per due anni nella cattedrale di Conakry, sotto la diretta responsabilità del vescovo, prima della chiamata in Italia.

In famiglia parliamo francese e la lingua locale. Qui sto seguendo un corso all’Università Cattolica per superare l’esame di italiano B1.

Il motto missionario e lo scambio culturale

La sua missione si ispira al motto della sua ordinazione: “Presso il Signore c’è grazia, presso il Signore è la redenzione”.

Il mio Paese è evangelizzato da 150 anni, mentre qui c’è la culla del cristianesimo. Cosa posso portare io? Da solo nulla, ma con la grazia di Dio posso dare un contributo.

L’evangelizzazione va praticata sempre, ha bisogno di essere rinnovata. Nella fede non ci sono distinzioni: “Non c’è giudeo, né greco”, dice la Scrittura. Anche io sono chiamato a partecipare con la mia cultura africana.

L’integrazione: dagli spaghetti alla salsa di manioca

A parte il freddo dell’inverno italiano, don Pierre si dice felice dell’esperienza. I parrocchiani lo hanno “riempito di regali, lettere di incoraggiamento e inviti a pranzo” durante il Natale. Ha già apprezzato gli spaghetti al sugo, ma nel cuore custodisce il sapore della salsa a base di foglie di manioca che accompagna i piatti della sua terra.

La sua presenza è un nuovo tassello nel percorso di una comunità che guarda sempre più oltreconfine.