Mobilitazione

Dalla direzione nessun dietrofront: l’intervento di Regione non salva il posto di Margherita Napoletano

Dopo le proteste, lo sciopero della fame e la mediazione del Pirellone, l'ospedale rifiuta il reintegro della sindacalista segratese

Dalla direzione nessun dietrofront: l’intervento di Regione non salva il posto di Margherita Napoletano

La vertenza attorno al licenziamento di Margherita Napoletano, la biologa e rappresentante sindacale dell’Ospedale San Raffaele di Segrate, allontanata per una contestata formazione non autorizzata, ha incassato un brutto colpo. Non sono bastate le incatenamenti all’ingresso, la grande mobilitazione dei lavoratori e lo sciopero della fame di cinque giorni portato avanti da Margherita e supportato dalle sigle CUB Sanità e USI Sanità.

L’incontro ai vertici della Dirigenza

Anche la speranza accesa dalla Regione Lombardia si è infranta contro la fermezza della proprietà. Venerdì 31 luglio 2026, infatti, si è tenuto l’incontro proposto dal Direttore generale Welfare della Regione, il dottor Mario Melazzini con l’amministratore delegato del nosocomio, Marco Centenari. Un vertice istituzionale per la cui attesa le lavoratrici avevano sospeso il digiuno, pur mantenendo presidiato l’ingresso. Tuttavia, dopo giorni di silenzio, il 4 agosto è arrivata la doccia fredda: la direzione dell’ospedale ha confermato che non ritirerà il provvedimento espulsivo.

La protesta non si ferma: il caso arriva a Montecitorio

Nonostante la decisione rigida dei vertici del San Raffaele, Margherita Napoletano e i suoi sostenitori non intendono arrendersi. La mobilitazione sta infatti per arrivare alla Sala stampa della Camera dei Deputati, giovedì 6 agosto.

Margherita interverrà direttamente insieme ad Alex Buselli, segretario della CUB Sanità Milano, per accendere i riflettori sul tema del lavoro e dei diritti sindacali negati. Nel frattempo, prosegue a ritmi serrati la campagna di sostegno: la petizione per il completo e formale reintegro della sindacalista ha raggiunto le 1.279 adesioni sulla piattaforma Change.org, affiancata dalla costante raccolta firme fisica tra i lavoratori e i cittadini.