Sono partiti pensando di incontrare soprattutto ciò che mancava. Tre settimane dopo, a fine agosto, sono tornati a Vignate portandosi dietro, invece, i sorrisi di chi aveva pochissimo e riusciva comunque a condividerlo, i balli dei bambini e l’immagine di persone disposte a camminare per ore soltanto per raggiungere l’acqua. Lo Zambia ha ribaltato una prospettiva: la povertà può convivere con una dignità enorme, la miseria è qualcosa di molto diverso.
Tre settimane ad agosto nello Zambia meridionale
Lo scorso agosto Cristian Pellegatta, responsabile dell’oratorio San Giovanni Bosco, Rebecca Fiore ed Erica Marchesi, originaria di Bussero, sono partiti insieme ad altri giovani per un’esperienza missionaria nello Zambia meridionale. Al viaggio ha partecipato, tra gli altri, don Paolo Pupillo di Rodano.
Negli orfanotrofi hanno trascorso le giornate accanto a bambini e ragazze, organizzando laboratori e attività e condividendo momenti della loro quotidianità. Il percorso ha compreso le Cascate Vittoria e altre tappe, fino a una notte trascorsa in un villaggio isolato, entrando per qualche ora in una realtà fatta di risorse essenziali e distanze enormi.
Pellegatta ha raccontato soprattutto lo stupore davanti alla serenità incontrata nonostante condizioni di vita difficili:
Abbiamo toccato con mano la povertà, che però mantiene sempre la sua dignità. Nonostante le difficoltà si impegnano, sono sereni. C’è chi si alza alle cinque del mattino e cammina per due ore per andare a prendere l’acqua.
A sorprenderlo è stato pure un ritmo lontanissimo dalla frenesia di casa: sveglia all’alba e giornate praticamente concluse alle 18.30. Tempi, distanze e priorità completamente differenti da quelli ai quali erano abituati.
«Lo rifarei altre mille volte»
Fiore era partita conoscendo soltanto Pellegatta e con il timore di affrontare un’esperienza così intensa insieme a persone che non aveva mai incontrato. Al ritorno quella paura aveva lasciato spazio al desiderio di ripartire. Rebecca lo ha raccontato senza esitazioni:
Lo rifarei altre mille volte. Mi ha insegnato cosa vuol dire non avere nulla ed essere felici. E soprattutto la differenza tra povertà e miseria, che quasi mai sono la stessa cosa.
Per Marchesi, invece, quella differenza ha assunto il volto di una bambina. Si è addormentata nell’incavo della sua spalla, cercando in quell’abbraccio un posto sicuro. Alla tenerezza si sono mescolate rabbia e senso di ingiustizia pensando a chi cresce senza poter ricevere ogni giorno il calore dell’abbraccio di una madre.
Erica ha affidato proprio a quell’incontro una delle riflessioni più profonde del viaggio:
La dignità era evidente nei gesti quotidiani, nel modo in cui si sostenevano e condividevano quel poco che avevano. Ciò che davvero impoverisce non è la mancanza di cose, ma la mancanza di relazioni.
Un sogno per unire Zambia e Vignate
Il viaggio potrebbe non essersi concluso con il ritorno in Italia. Pellegatta ha conosciuto alcuni chierichetti che fanno parte del gruppo di ballo «Out of Control» e coltiva ora un sogno: riuscire un giorno a portarli a Vignate per farli esibire.
Dallo Zambia i tre non sono tornati con tutte le risposte. Semmai con domande diverse e qualche priorità da rimettere in ordine. Negli occhi sono rimasti i chilometri percorsi per raggiungere l’acqua, i balli, i sorrisi e quella bambina addormentata su una spalla. Immagini lontanissime tra loro che hanno finito per raccontare la stessa scoperta: si può possedere pochissimo e avere ancora moltissimo da condividere.
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