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Cernusco sul Naviglio, un abbraccio carico di emozione sotto la pioggia per don Emanuele Beretta

Il nuovo prevosto accolto tra sorrisi, ombrelli bianchi e gialli e un lungo applauso dopo la professione di fede. Nell'omelia il desiderio di una Chiesa aperta a tutti, dove nessuno si senta escluso

Cernusco sul Naviglio, un abbraccio carico di emozione sotto la pioggia per don Emanuele Beretta
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L’emozione negli sguardi, i sorrisi e il calore di una comunità in festa. A Cernusco sul Naviglio, domenica pomeriggio, l’ingresso del nuovo prevosto don Emanuele Maria Beretta ha riunito tanti fedeli, nonostante la pioggia. Sotto una distesa di ombrelli bianchi e gialli, il sacerdote ha attraversato le vie cittadine accompagnato dalle note della Banda de Cernusc. Il corteo, partito dal Santuario di Santa Maria lungo il Naviglio, ha raggiunto Villa Greppi per il saluto delle istituzioni, prima di proseguire verso la chiesa prepositurale di Santa Maria Assunta.

Il benvenuto della sindaca a Villa Greppi

Ad accogliere don Emanuele in municipio è stata la sindaca Paola Colombo, che ha ricordato il legame tra istituzioni civili e religiose e la lunga collaborazione tra Comune e parrocchia.

Nella diversità dei ruoli ci accomuna un obiettivo essenziale: prenderci cura delle persone e contribuire al benessere dell’intera comunità. Il Comune e la parrocchia, ciascuno nel rispetto della propria identità e della propria autonomia, sono da sempre a Cernusco interlocutori preziosi nel promuovere solidarietà, attenzione alle fragilità, sostegno alle famiglie, crescita dei giovani e vicinanza agli anziani.

Per questo, Don Emanuele, desidero assicurarle fin da oggi la mia disponibilità personale e quella dell’Amministrazione comunale a costruire con Lei un rapporto aperto, sincero e concreto, fondato sul dialogo, sulla stima reciproca e sulla volontà di proseguire a lavorare insieme su progetti capaci di migliorare la vita della nostra comunità.

Ha dichiarato la sindaca, soffermandosi poi sull’importanza di mantenere unita una città ricca di sensibilità e storie differenti.

Ecco, caro don Emanuele, sono certa che troverà a Cernusco una rete comunitaria capace di accogliere tutti. E se qualche nodo dovesse allentarsi ci impegneremo a stringerlo insieme.

Ha aggiunto Colombo, richiamando l’immagine evangelica della rete piena di pesci che non si spezza.

L’applauso dopo la professione di fede

Nella chiesa prepositurale di Santa Maria Assunta, durante la Messa solenne introdotta da monsignor Antonio Novazzi, vicario episcopale, uno dei momenti più emozionanti è arrivato al termine della professione di fede del nuovo prevosto. Un lungo applauso si è levato tra i presenti, esprimendo l’affetto dei fedeli.Poi, durante l’omelia, don Emanuele ha scelto di alleggerire la solennità con un sorriso. I suoi ex parrocchiani, ha raccontato, erano soliti cronometrargli le prediche.

L’ho scritta, la leggo e dovrei essere sotto i dieci minuti», ha scherzato, prima di entrare nel cuore della riflessione. Gli inizi mettono sempre un po’ di timore e un po’ di speranza

ha confidato, affidando alla comunità tre immagini per raccontare il significato di questo passaggio.

Il santuario di Ise e la Chiesa dalle porte aperte

La prima immagine conduce in Giappone, al santuario di Ise, che da oltre mille anni viene smontato e ricostruito identico ogni vent’anni. Una tradizione che si rinnova senza perdere le proprie radici.

Il cambiamento non va sempre temuto come una minaccia. Può essere l’occasione per rifare l’esperienza delle origini, per tornare a chiederci su che cosa appoggiamo.

Ha spiegato don Emanuele, ricordando che il fondamento della fede cristiana resta Gesù Cristo e che la Chiesa è anzitutto un dono da accogliere.  La seconda metafora, nata dal confronto con il Consiglio pastorale, è quella della soglia: non una stanza in cui fermarsi, ma un luogo di passaggio, una porta che permette di entrare e uscire.

Ecco come vorrei che fosse la nostra comunità, la nostra Chiesa: uno spazio accogliente di ospitalità, dove chi arriva non si senta né giudicato né esaminato, ma desiderato e atteso.

Ha confidato il sacerdote, invitando ad ascoltare prima di parlare, a coltivare amicizie sincere e a condividere le gioie e le fatiche delle famiglie, dei giovani, degli anziani, delle persone sole e di chi si è allontanato dalla fede.

Il mosaico di Tipasa: «Nessuno è di troppo»

L’ultima immagine scelta dal nuovo prevosto è un antico mosaico custodito a Tipasa, in Algeria, raffigurante dieci specie diverse di pesci attorno al monogramma di Cristo. Don Emanuele lo ha voluto sul libretto della celebrazione e sull’immagine ricordo, scherzando sulla possibilità di utilizzare quest’ultima come sottobicchiere da birra. Dietro la battuta, un messaggio preciso: nessun pesce è uguale all’altro e nessuno è di troppo.

Una comunità radicata in questo mistero può imparare a vivere la diversità come ricchezza e non come minaccia o competizione.

Ha sottolineato il sacerdote, richiamando l’augurio di pace e armonia racchiuso nell’antica iscrizione del mosaico.

Il dono del Buon Pastore di Scirpa

Al termine della Messa don Andrea Citterio ha ringraziato quanti hanno contribuito alla preparazione della giornata e ha consegnato al nuovo prevosto una stampa del Buon Pastore di Paolo Scirpa, secondo una tradizione cittadina. Don Emanuele ha poi espresso gratitudine al predecessore don Luciano per il passaggio di consegne «bello, fraterno e limpido», a don Andrea e agli altri sacerdoti che lo hanno accompagnato nelle prime settimane. La festa è proseguita all’oratorio Sacer, con l’aperitivo, la cena e il taglio della torta insieme ai sacerdoti intervenuti e al Consiglio pastorale.

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