La causa

Bonifica della discarica interrata: Comune e Città metropolitana vincono in Tribunale

Respinto il ricorso al Tar presentato dai proprietari della vasta area di Vimodrone ai confini con Cologno Monzese

Bonifica della discarica interrata: Comune e Città metropolitana vincono in Tribunale

“Si tratta di una cava riempita di rifiuti e abbandonata”, per la quale “gli accertamenti ambientali effettuati nel passato restano pienamente validi”. Da qui “la necessità della bonifica, a seguito dell’attualizzazione delle analisi fatte e dell’inerzia assoluta dei proprietari”.

La causa sulla discarica in fase di bonifica

Parole chiare quelle del Tar, che ha respinto un ricorso presentato dai fratelli Nova incentrato sulla vasta area di Vimodrone lungo la Sp160, ai confini con Cologno Monzese, sottoposta a un massivo intervento di rigenerazione curato dalla Regione, seguito dal Comune e finanziato con i fondi del Pnrr.

L’obiettivo dei ricorrenti era arrivare all’annullamento degli atti con i quali Città metropolitana, nel 2022, aveva inserito l’area Nova Elfe-ex discarica Eca, da 85mila metri quadrati, nell’elenco dei siti orfani, addossando le responsabilità della contaminazione del sottosuolo agli ultimi proprietari, ossia i promotori del ricorso, che si erano definiti “incolpevoli”, nonostante nei decenni passati non abbiano rispettato le ordinanze di messa in sicurezza emesse dal Municipio.

La sentenza emessa dal Tar

Il Tar, in una sentenza recentemente pubblicata, ha evidenziato come già il Consiglio di Stato, nel 2014, avesse confermato l’ordinanza sindacale che imponeva la presentazione di un progetto di bonifica e “il ripristino ambientale delle aree di loro proprietà, nonché di effettuare, successivamente, la bonifica a loro spese”. In caso contrario, questi interventi sarebbero stati eseguiti d’ufficio, come sta avvenendo ora.

“Il proprietario del suolo, che sia imputabile in parte della contaminazione dello stesso per aver consentito l’aumento del livello di inquinamento dell’area, è legittimamente tenuto a predisporre un progetto di messa in sicurezza dell’area – si legge ancora nella sentenza – Nei confronti dei ricorrenti risulta che proseguirono, anche se solo dopo i successivi tre anni dall’acquisto, a utilizzare la cava come discarica. Pertanto, data pure la qualità dei rifiuti riportati alla luce, non v’è dubbio che, se pur il primo agente inquinatore fosse stato Eca o chi per essa abbia esercitato l’attività di raccolta rifiuti e discarica, non v’è dubbio che successivamente in egual maniera hanno provveduto a inquinare anche i fratelli Nova”.