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Assemblea dei lavoratori Verti per dire "no" ai 183 possibili licenziamenti

Si sono ritrovati nel cortile della sede di Cologno Monzese a pochi giorni dall'avvio della procedura collettiva che potrebbe coinvolgere i dipendenti che non hanno accettato le buonuscite.

Assemblea dei lavoratori Verti per dire "no" ai 183 possibili licenziamenti
Attualità Martesana, 09 Maggio 2022 ore 18:28

Assemblea dei lavoratori Verti per dire "no" ai 183 possibili licenziamenti. Si sono ritrovati oggi, lunedì 9 maggio 2022, nel cortile della sede di Cologno Monzese a pochi giorni dall'avvio della procedura collettiva che potrebbe coinvolgere i dipendenti che non hanno accettato le buonuscite e sono rimasti in azienda.

La vertenza Verti e il rischio licenziamenti

La procedura che potrebbe portare al licenziamento collettivo è stata ufficialmente aperta il 2 maggio, con la comunicazione della dirigenza di Verti assicurazioni (tramite Ania) alle organizzazioni sindacali, a Regione Lombardia e ai ministeri del Lavoro e delle Politiche Sociali e dello Sviluppo economico, oltre che all'Anpal, l'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. Il rischio ora è che a essere lasciati a casa siano i 183 lavoratori su un totale di 457 dipendenti che tra marzo e aprile non sono rientrati nell'esodo volontario che invece ha coinvolto 129 colleghi, che hanno seguito la strada di una delle proposte avanzate dalla compagnia assicurativa online con sede in via Volta: il dislocamento in società "sorelle" o affiliate (ma con riduzione del monte orario e quindi degli stipendi) oppure il versamento cash di mensilità a seguito delle dimissioni.  Verti vuole la "completa dismissione del contact center e la riduzione di tutti gli altri reparti - hanno sottolineato i sindacati First Cisl, Fisac Cgil, Fna e Uilca in una nota, che stanno seguendo la vertenza sin da quando era stato fatto l'annuncio di 325 esuberi lo scorso autunno -  In assenza di uno stato di crisi dichiarato, l'obiettivo della ristrutturazione sarebbe aumentare gli utili con una mera riduzione dei costi e con la completa esternalizzazione delle attività core".

Una nuova assemblea dei lavoratori

Il "no" all'annuncio degli esuberi si è tramutato ora in "no" allo spauracchio del licenziamento collettivo, che in base alla nuova legislazione nazionale in materia approvata sul finire del 2021 prevede una precisa road map.  "Le 'proposte' presentate in questi mesi dalla controparte, tanto a livello territoriale quanto nazionale, per la possibile definizione di un accordo, sono state caratterizzate fin dall'esordio dall'esclusione categorica del ricorso al Fondo di settore come strumento per mitigare il piano esuberi - hanno proseguito i sindacati - Tutte le proposte della compagnia sono state ritenute insufficienti, e più di ogni altra cosa ha pesato l’atteggiamento ricattatorio e di assoluta chiusura dell’azienda, che non ha mai escluso la possibilità di ricorrere ai licenziamenti collettivi, anche nel contesto di un eventuale accordo. Abbiamo quindi di conseguenza rigettato una tale impostazione, esprimendoci contro gli esuberi strutturali previsti dal piano e per la salvaguardia dei posti di lavoro, non garantita, allo stato attuale, neppure per il personale rimanente".

La rabbia dei lavoratori era finita anche in Consiglio comunale

La rabbia e la preoccupazione dei lavoratori Verti era finita anche all'attenzione del Consiglio comunale di Cologno Monzese. Senza dimenticare gli scioperi e le altre assemblee che in questi mesi sono stati organizzati per contrastare "una ristrutturazione di questa portata, che equivale nei fatti a una dismissione dell’azienda - hanno proseguito - Nel 2015, quando Direct Line venne rilevata dal gruppo spagnolo Mapfre, contava quasi un migliaio di dipendenti. Da allora è stato portato avanti sistematicamente un progressivo smantellamento, un vero e proprio scempio a danno e sulle spalle dei lavoratori. Operazione culminata in quest'ultimo atto, in cui la previsione dei licenziamenti collettivi, mera e asettica riduzione dei costi, si colloca nell'attuale e difficile contesto post-pandemia, aggravato anche dalla situazione internazionale e dai suoi nefasti effetti sui piani economico e sociale".

Sullo sfondo restano le perplessità per scelte che per i sindacati e i dipendenti non avrebbero ragione di esistere.

"Oggi Verti è 'pioniera' nelle peggiori pratiche, distanti dalle prassi di settore, perseguendo una pesante ristrutturazione aziendale che è un vero e proprio attacco a tutto il comparto assicurativo, al contratto nazionale e alle sue tutele - hanno rimarcato - L’operazione voluta da Verti si pone in assoluto contrasto con il principio di ampliamento dell’area contrattuale del Ccnl, nel cui ambito dovrebbero essere incluse tutte le attività della filiera assicurativa. Per questo, esternalizzazioni di attività ed esuberi di personale vanno affrontate e contrastate in tutte le aziende, ma soprattutto con forza a livello di settore, per salvaguardare tutele contrattuali e condizioni di lavoro raggiunte con sforzi e sacrifici. Affronteremo la nuova fase della vertenza con lo stesso spirito che sin dall’inizio ci ha fatto scrivere e dichiarare 'No ai 325 esuberi'. Inizia oggi la lotta contro i 183 licenziamenti, a partire dalla partecipata assemblea che ha visto i lavoratori radunarsi davanti ai cancelli della sede di Cologno, ancora una volta intenzionati a vendere cara la pelle".

La posizione sempre rimarcata dall'azienda

Da parte sua, Verti (sin dall'annuncio degli esuberi) ha sempre rimarcato come questa ristrutturazione sia "necessaria" per continuare a competere sul mercato anche italiano, "aumentando la competitività attraverso l’accelerazione di tutti quei processi di automazione e digitalizzazione che consentono di rispondere in maniera innovativa alle esigenze dei clienti e di stare al passo con l’evoluzione del mercato".

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