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lutto

Addio a Elisabetta Ferrario, storica dei beni culturali del Fai Martesana

Aveva 73 anni. E' stata assessora, insegnante, volontaria. Numerose le sue pubblicazioni che hanno svelato la straordinarietà dei luoghi della Martesana e della Lombardia.

Addio a Elisabetta Ferrario, storica dei beni culturali del Fai Martesana
Attualità Martesana, 16 Luglio 2022 ore 11:02

E' un momento di lutto nella cultura di Cernusco sul Naviglio, ma non solo. Si è spenta ieri a 73 anni nel tardo pomeriggio, venerdì 15 luglio 2022, Elisabetta Ferrario Mezzadri un punto di riferimento dei beni architettonici lombardi.

Cernusco perde una colonna della cultura

Ferrario, architetta e storica dell'arte, era autrice di numerose pubblicazioni. E' autrice tra l'altro di molte schede del catalogo della Regione dei beni culturali lombardi. Celebri a Cernusco i due libri dedicato uno a Villa Alari, l'altro a Ville e cascine della città, scritti con Simonetta Coppa.

Numerosi gli incarichi che ha assunto: sotto il sindaco Daniele Cassamagnaghi (2002-2007) era assessora alla Cultura. E' stata presidente del Fai Martesana e è stata la principale artefice della promozione di Villa Alari come Luogo del cuore Fai. Si era candidata alle ultime elezioni nelle fila di Forza Italia, sempre a sostegno di Cassamagnaghi.

La notizia della sua scomparsa ha scioccato nel giro di poche ore tutti i cernuschesi e non solo.

"A soli 73 anni ci ha lasciati Elisabetta Ferrario, la più insigne e prolifica storica locale - ha scritto il senatore Eugenio Comincini - Le sue numerosissime pubblicazioni hanno permesso alla città di conoscere ed apprezzare i tesori che fanno di Cernusco sul Naviglio una realtà di ricca di storia, tradizioni e cultura: dalle ville storiche alle cascine, dal Naviglio Martesana al catasto teresiano, da Santa Maria alle chiese cittadine alle cappelle disseminate negli antichi centri rurali, dalle corti del centro a quelle di Ronco agli itinerari sul territorio, non c’è ambito che non abbia visto attivarsi la sua azione di ricercatrice e divulgatrice. Villa Alari resta l’ambito che probabilmente ha destato il suo maggior interesse e che ha sviluppato la sua maggiore passione, anche come architetto: ascoltarla parlare della storia della villa e dei personaggi che l’hanno animata era sempre un piacere.

La ebbi come professoressa di storia dell’arte nei primi due anni di scuola superiore all’Isos: se ho sviluppato interesse e passione per quell’ambito e anche per la storia della città lo devo certamente pure a lei. Ricordo che leggevo sempre con interesse i suoi interventi su 'Cernusco Democratica', dove veniva sempre ospitato un suo scritto dedicato ad una corte del centro, o ad una cascina o villa storica: trasmetteva un amore per la nostra città che si faceva testimonianza e racconto da tramandare. Proprio su questo tema, la sua ultima pubblicazione “Cernusco che storia!”, uscita giusto poche settimane fa, è in qualche modo il suo testamento: un libro sulla storia di Cernusco dedicato ai bambini; quasi a dirci che la storia dei luoghi, dei personaggi e degli eventi che hanno contribuito a rendere Cernusco ciò che è – e che ha impegnato larga parte della sua vita –, va trasmessa alle giovani generazioni. Per altro è un libro scritto davvero bene, che ho divorato perché lo stile tiene insieme memoria storica e fantasia: un libro che merita davvero di essere letto dai più piccoli, ma anche dai grandi che amano la storia della città o conoscerne l’essenza.

Proprio questa settimana la Commissione Cultura del Senato ha deciso di avviare un affare assegnato dedicato alle “ville di delizia lombarde”, delle quali la nostra Villa Alari è il prototipo; gliene parlai dopo lo scorso San Giuseppe (quando in Villa Alari venne aperta la mostra con le stampe settecentesche di Marc’Antonio Dal Re dedicate alla Villa) e le chiesi se potesse produrmi uno scritto da usare come base per la Commissione. Ovviamente si rese disponibile – come accadde in altre occasioni – e in breve mi consegnò la sua stesura sul tema. Da quella sua redazione, integrata con altre fonti, è nato il documento che la Commissione ha deciso di mettere a base dell’affare assegnato e che potrebbe portare ad un sostegno dello Stato per le ville di delizia (ma, ahimé, la crisi politica in corso potrebbe stoppare tutto).

Discendente diretta dei Biraghi (e quindi legata anche al beato Luigi Biraghi) ha saputo conservare nella villa storica di famiglia cimeli, opere d’arte, arredi e decorazioni d’epoca: una sorta di straordinario museo di cui si è sempre presa cura con passione ed attenzione.

Nel 2015, da sindaco, le consegnai il Gelso d’Oro che la Commissione le attribuì con questa motivazione: 'Per aver contribuito in maniera determinante, nella sua veste di storica e studiosa dell’arte, a documentare e conservare la memoria storica della nostra città, valorizzandone la conoscenza delle origini e dei beni architettonici'. Ecco: questo suo impegno ne ha fatto una delle personalità di maggior rilievo nel panorama culturale della nostra città. Una figura che aveva ancora molto da dare e che purtroppo ci ha lasciati anzitempo. E mi mancherà".

 

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