Il j'accuse

“Al Bosco del Fontanone abbattimenti eccessivi, danneggiati gli habitat naturali”

A Cernusco sul Naviglio l'ambientalista Arnaldo Brusetti ha criticato la gestione dell'area naturale dopo le tempeste del 2023: "Anche gli alberi morti sono rifugi per uccelli e insetti. Non andavano rimossi così tanto".

“Al Bosco del Fontanone abbattimenti eccessivi, danneggiati gli habitat naturali”

Non solo rifiuti abbandonati. Il Bosco del Fontanone, l’area verde di via Falcone e Borsellino a Cernusco sul Naviglio, è al centro di un altro dibattito sulla sua manutenzione. A essere contestato, questa volta, è il metodo di gestione del patrimonio arboreo, con accuse di un eccessivo ricorso ad abbattimenti, operazioni che avrebbero alterato l’equilibrio naturale del bosco.

Gli interventi post-maltempo e le esercitazioni

Le operazioni al polmone verde della città risalgono all’estate 2023, quando le violente trombe d’aria che colpirono la Martesana danneggiarono numerosi alberi. Il ripristino e la messa in sicurezza dell’area si resero necessari per renderla di nuovo fruibile e sicura ai tanti frequentatori in cerca di un angolo di paradiso e natura “a chilometro zero”.

In quel contesto, la necessità di bonifica si fuse con l’opportunità per la Protezione civile di svolgere esercitazioni pratiche di abbattimento e rimozione di tronchi.

La critica: “Intervenuti oltre lo stretto necessario”

Ma secondo qualcuno, dopo il ripristino iniziale, molti dei successivi interventi che sono stati effettuati sarebbero stati eccessivi o non eseguiti secondo la giusta sensibilità verso l’ambiente naturale.

Tra i più critici c’è l’ambientalista Arnaldo Brusetti, candidato alle scorse elezioni amministrative con la lista Vivere Cernusco. Secondo il suo punto di vista, in diversi casi si sarebbe “ecceduto”, adottando un approccio troppo invasivo dove sarebbe bastato un intervento minimo e mirato.

Queste le sue osservazioni:

Il bosco è una vera oasi naturale e in natura anche gli alberi morti hanno una grande importanza ecologica. Il legno marcio offre nutrimento per gli insetti e rifugio per gli uccelli.

I nidi dei picchi e l’habitat perduto

L’ambientalista porta esempi concreti:

Ci sono tronchi di piante morte che presentano i classici buchi dei nidi del picchio. Quest’ultimo li usa una volta e poi li abbandona, ma diventano il rifugio per altre specie, come la cinciallegra.

In alcuni casi ho notato che sono stati abbattuti alberi, evidentemente morti, ma che non si trovavano vicino al sentiero. Per ridurne la pericolosità si poteva semplicemente intervenire diminuendone l’altezza, dando anche modo all’edera di continuare a crescere e a fornire rifugio.

L’edera è fondamentale per molti uccelli, insetti e microrganismi. Eppure vedo che si continua ad estirparla come se fosse nociva.

Il principio ecologico: più habitat, più biodiversità

Brusetti sottolinea un principio fondamentale dell’ecologia forestale:

In un bosco occorre che ci siano diversi tronchi perché gli uccelli sono territoriali. Se ne lascio molti, nidificheranno in molti. Se ne tolgo tanti, arriveranno in pochi.

Quando si interviene in un ambiente naturale bisogna farlo con molta oculatezza e per lo stretto necessario, per non confliggere con i veri abitanti di quel sistema.

Il messaggio dunque, è chiaro:

Se si vuole preservare un paesaggio naturale è opportuno avere molta sensibilità. Questa ci suggerirà di intervenire il meno possibile in modo tale da lasciare fare il suo corso alla natura.

Dobbiamo lasciare alle prossime generazioni un ambiente quanto meno contaminato possibile. E dobbiamo trasmettere loro la sensibilità e il rispetto verso il mondo che ci circonda.

Posizioni che non mancheranno senza dubbio di alimentare il dibattito.