Almeno due sono stati i colpi inferti contro l’entrata dell’esercizio pubblico: il primo ha lesionato la vetrata, il secondo invece ha ammaccato l’infisso in metallo.
Colpi contro la vetrata di un bar
Il danneggiamento al bar La dolce colazione di via Milano 162, a Cologno Monzese, è avvenuto nella notte tra mercoledì 15 e giovedì 15 ottobre 2026. La titolare si è accorta di quanto accaduto la mattina, dopo essere arrivata al locale di buon ora per iniziare la preparazione in vista dell’apertura. È probabile, ma non certo, che (vista la conformazione delle lesioni) l’autore abbia esploso dei piombini di ferro, con un’arma ad aria compressa. A terra non sono stati trovati bossoli: lo spostamento dei tappetini all’esterno, rinvenuti in disordine, potrebbe essere il segno che l’autore abbia cercato e poi rimosso eventuali prove. Come gli stessi piombini, se alla fine verrà appurato che siano stati questi a provocare i danni.
Non è escluso che possano essere stati utilizzati poi anche altri oggetti contundenti: per esempio un martelletto frangivetro o una picozza.
Il racconto della titolare del locale
“Sono arrivata da sola attorno alle 5, ho aperto la porta d’ingresso e ho subito messo a cuocere le brioche – ha spiegato – Due clienti, a distanza di un po’ di tempo, mi hanno fatto notare che su alcuni tavolini c’era come una sorta di polvere di vetro. A quel punto mi sono accorta dello stato in cui si trovava la vetrata”.
Il possibile movente del danneggiamento
Ma quale è stato il movente dietro l’accaduto? Ancora presto per dirlo, ma un’ipotesi sul tavolo già c’è. E a parlarne è stata la stessa Ronchi.
Esattamente di fronte al suo bar, infatti, si trova la vasta area industriale dismessa dell’ex Pavan. Qui, fino a tre anni fa, era attiva la Lions Squad Milano, associazione che raggruppa amanti del softair. Nel 2023, in vista dell’inizio dei lavori di rigenerazione urbana, in realtà non ancora partiti, era stata costretta ad abbandonare il terreno. E da allora, complice l’assenza di un presidio, la zona industriale abbandonata è diventata regolare ritrovo di senza fissa dimora, occupanti abusivi e anche malintenzionati, che i Carabinieri hanno più volte allontanato e sgomberato, salvo poi vederli rispuntare per prendere possesso degli edifici in disuso.
La raccolta firme per far tornare il softair
Non è escluso che quanto accaduto al bar possa ricondurre al degrado e a persone non proprio con nobili fini che vivono in maniera precaria nell’ex Pavan. La dolce colazione, infatti, è una delle attività che sta portando avanti una raccolta firme per poter far tornare la Lions Squad Milano in via Milano 159. Almeno fino a quando i lavori di riqualificazione non prenderanno avvio.
“A oggi ho riempito quattro moduli della petizione, magari a qualcuno questa cosa dà fastidio – ha spiegato la titolare del locale – Quando c’era l’associazione del softair l’area era controllata e non c’erano occupazioni abusive. Spero che, visto che i tempi per i lavori appaiono lunghi, possa tornare. Siamo ai confini con Milano e Vimodrone, ma ci sono abitazioni e attività che vogliono stare tranquilli”.
Una speranza che anima la stessa Lions Squad.
“Da quando abbiamo dovuto lasciare Cologno ci dividiamo tra terreni che si trovano a Tavernerio e Treviglio, per noi molto scomodi perché abitiamo tutti nel Milanese – ha spiegato il presidente del sodalizio Marco Annis – La nostra presenza garantiva un controllo regolare, anche per le recinzioni che ora vengono tagliate”.
Il Piano attuativo “bocciato” dal Comune
A giugno l’Amministrazione comunale aveva deciso di archiviare l’istanza che era stata presentata dall’operatore immobiliare Tech&Industry Srl, incentrata sull’Ambito di ricomposizione ambientale strategica 2-Porta Sud Martesana. Sulla carta, per dimensioni e capacità edificatorie, questo Aras è secondo solo all’ex Torriani di corso Roma, il cui iter è ormai ampiamente sbloccato.
L’area di via Milano 159, da 34mila metri quadrati complessivi e passata di mano nel corso degli anni tra diversi proprietari, dovrà essere prima di tutto bonificata, a seguito delle risultanze dei campionamenti del terreno che hanno fatto emergere una elevata contaminazione da idrocarburi anche in profondità. Senza tralasciare gli edifici dismessi da demolire e lo smaltimento delle parti in cemento-amianto.
Ma non è tanto il progetto di bonifica ad aver spinto Villa Casati a bloccare il procedimento. La proposta di Piano attuativo presentata dal privato prevedeva la realizzazione di un complesso residenziale costituito da cinque edifici con altezze variabili e degradanti: dal fabbricato di dodici piani prospiciente via Milano sino a uno di sei, in prossimità del confine con i Comuni di Milano e Vimodrone. A ciò si aggiungevano un polo commerciale con una media struttura di vendita (con superficie lorda da 2.214 metri quadrati), un’altra struttura destinata alla somministrazione di alimenti e bevande (da 1.786 metri quadrati) e una nuova viabilità interna, con parcheggi pubblici e una fascia verde di protezione ambientale di ampiezza superiore a 30 metri, disposta parallelamente al Naviglio Martesana.
“La proposta di Piano attuativo presentata non risulta coerente con le finalità di interesse pubblico perseguite dall’Amministrazione”, aveva evidenziato la Giunta, che aveva mostrato il “cartellino rosso”.
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