Lettera

“Sono cieco, ma ho imparato a guardare alle difficoltà senza arrendermi”

Michele Di Monaco ha perso la vista a 29 anni, ma non ha mai rinunciato a perseguire la sua dignità e autonomia. Ecco la riflessione che ha voluto condividere con i nostri lettori

“Sono cieco, ma ho imparato a guardare alle difficoltà senza arrendermi”
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Di seguito riportiamo un racconto inviato da un nostro lettore, Michele Di Monaco, persona non vedente residente a Cologno Monzese, una riflessione che ha voluto condividere con tutti i nostri lettori. 

“Riflessione di un cieco”

Molti anni fa, mentre mi recavo al lavoro utilizzando la metropolitana e l’autobus, una donna mi si affiancò lungo il tragitto e mi chiese se avessi bisogno di aiuto. In realtà, non ne avevo bisogno: sono una persona cieca e autonoma.
Tuttavia, mi sembrava scortese rifiutare, così accettai il suo aiuto. 

Quando cercai il suo braccio per appoggiarmi, mi accorsi che non aveva l’avambraccio. Provai allora a cercare l’altro ma anche quello mancava. In quel momento non sapevo più come comportarmi. Fu lei a togliermi dall’imbarazzo, dicendomi con semplicità:

Come vedi, non sei solo tu a soffrire. Comunque, non preoccuparti: appoggia pure la tua mano sulla mia spalla

Fu allora che mi resi conto anche della sua bassa statura, considerando che sono alto un metro e sessanta. Quella donna mi accompagnò fino alla fermata dell’autobus, dopo aver percorso con me il tratto in metropolitana.

Da quel giorno cominciammo a incontrarci quasi tutti i giorni e poco alla volta, diventammo grandi amici. In seguito, mi raccontò qualcosa della sua vita. Mi spiegò che era nata senza gli avambracci, senza una gamba e che portava una protesi. Lavorava come centralinista presso un’azienda privata. Non le chiesi mai come facesse a smistare le telefonate: non volevo essere indiscreto.

Oggi è in pensione e, nonostante i numerosi problemi di salute che deve affrontare, continua a non arrendersi davanti alle difficoltà. È come il ferro: si piega ma non si spezza! Da quando ho conosciuto questa donna speciale, mi sono ripromesso di non lamentarmi più della mia cecità e degli altri problemi di salute che ogni giorno mi mettono alla prova.

Cari amici, è questa la riflessione che desidero condividere con voi. Ho perso la vista a ventinove anni e oggi ne ho settantadue. C’è un pensiero che mi fa tremare: immaginare che cosa sarebbe la mia vita e che cosa sarebbe stata per la mia famiglia, se io e tutte le persone cieche del mondo non potessimo usare le mani. Per me, una simile condizione sarebbe terribilmente difficile, quasi devastante. Avrei avuto bisogno di un’assistenza continua da parte dei miei familiari, con tutte le conseguenze che questo avrebbe comportato anche per loro.

Le mani di una persona cieca sono preziose. Per chi, come me, vive senza la luce degli occhi, rappresentano uno strumento indispensabile per conoscere il mondo, affrontare la quotidianità e conservare la propria autonomia. Io non uso le mani soltanto per mangiare, lavarmi, vestirmi, farmi la barba o tagliarmi i capelli da solo con il rasoio elettrico; le uso anche per accarezzare un figlio o un animale domestico, stringere la mano a una persona cara e compiere tanti altri gesti che fanno parte della vita di tutti i giorni ma le mani, mi servono anche per molto altro.

Mi permettono di premere il pulsante dell’ascensore, usare il telecomando e il cellulare, digitare sulla tastiera del computer, aprire le porte con le chiavi e utilizzare il bastone bianco per orientarmi e spostarmi in autonomia. Mi aiutano a trasportare borse e sacchetti, a praticare sport e a svolgere tante altre attività che a prima vista, potrebbero sembrare semplici e scontate ma che per una persona cieca hanno un valore particolare. Insomma, a mio avviso, le mani sono fondamentali per vivere, agire e mantenere la propria indipendenza.

C’è poi un’altra cosa a cui tengo moltissimo: senza l’uso delle mani, non potrei leggere e scrivere in Braille. Per me, il Braille non è soltanto un metodo di lettura e scrittura; è molto di più: è uno strumento di conoscenza, di comunicazione e di libertà, quindi per me, il Braille è vita. Questa è la lezione che porto con me dall’incontro con quella donna speciale: imparare a guardare alle difficoltà senza arrendersi, riconoscere il valore di ciò che possiamo ancora fare e non dimenticare mai quanto sia importante la forza d’animo.

La vita può metterci duramente alla prova ma la dignità, la volontà e il desiderio di essere autonomi possono aiutarci ad andare avanti, anche quando il cammino diventa difficile.

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