A dieci giorni dallo sciopero del 9 ottobre, la tensione tra i lavoratori Atm e l’Amministrazione comunale milanese e aziendale resta altissima. I tranvieri tornano a chiedere attenzione al sindaco Giuseppe Sala, giudicato ormai «sempre più distante sia dai dipendenti dell’azienda sia dai cittadini milanesi». Così sono pronti a tornare a manifestare e a incrociare le braccia per chiedere di essere ascoltati.
Al Cobas – Sgc: “Politica rimasta silente”
Ad accendere i riflettori sulla situazione è la sigla Al Cobas-Sgc che ha espresso profondo sdegno per l’atteggiamento della Giunta e dell’intero Consiglio Comunale (maggioranza e opposizione), rimasti sostanzialmente silenti di fronte all’ennesima mobilitazione dei tranvieri. Dopo oltre quattro anni di vertenza e 16 scioperi, l’unico confronto istituzionale è stato quello che il sindacato definisce un «finto incontro» in Comune, convocato soltanto sotto la pressione del Prefetto di Milano. Da allora, denunciano i lavoratori, nessuna reale apertura al confronto, mentre l’Amministrazione prosegue lungo una strada che rischia di favorire la privatizzazione del servizio.
Ancora una volta il sindaco scappa dalle sue responsabilità, e a pagarne il prezzo sono i lavoratori e i cittadini – si legge nella nota sindacale – La nostra non è una battaglia corporativa, ma una lotta in difesa del servizio pubblico, di chi ci lavora e dei cittadini che ne usufruiscono ogni giorno.
I Cobas hanno ribadito come il Sindaco e la dirigenza Atm abbiano nelle loro mani la possibilità di evitare un nuovo sciopero e i conseguenti disagi per l’utenza: aprire immediatamente un confronto vero, trasparente e orientato alle soluzioni. Solo così il dialogo sociale smetterà di essere uno slogan e diventerà uno strumento concreto per tutelare lavoratori, cittadini e trasporto pubblico.
Quando un’intera categoria aderisce in massa agli scioperi proclamati da Al Cobas-Sgc, non si tratta più di una semplice protesta: una rappresentanza piena, concreta e indiscutibile. È la dimostrazione che Al Cobas-Sgc rappresenta realmente le istanze dei tranvieri, molto più di chi continua a sottoscrivere accordi al ribasso.
Hanno quindi annunciato uno sciopero di 24 ore per il 13 novembre 2026, determinati a non arretrare finché non verrà aperto un tavolo vero, trasparente e con impegni concreti su salari, sicurezza, organizzazione del lavoro e qualità del servizio. La città è avvisata: «la mobilità non si vende, si difende». E i tranvieri hanno già dimostrato di essere pronti a continuare la mobilitazione continuando la loro battaglia fino al raggiungimento di obiettivi chiari e non più rinviabili:
- 150 euro netti mensili, non legati alla produttività
- Riduzione dell’orario di lavoro, turni umani, riposi e ferie certi
- Mezzi sicuri, manutenzione adeguata e tutela di conducenti e utenti
- Stop alle privatizzazioni mascherate, mantenimento dell’affidamento in house e servizio pubblico al 100%
- Partecipazione dei tranvieri e dei cittadini alle scelte strategiche sulla mobilità cittadina
Siamo consapevoli dei disagi che uno sciopero comporta per la cittadinanza, disagi che non vorremmo mai arrecare. Tuttavia la difesa del trasporto pubblico e dei diritti di chi ogni giorno garantisce il servizio non ci lascia altra scelta
conclude il sindacato.