Presentazione

Mafie in Lombardia: il tema arriva in sala consiliare con Nando Dalla Chiesa

Al centro della serata le origini del suo avvento al nord e la sottovalutazione del fenomeno da parte di imprenditori e istituzioni. La sindaca di Pioltello: "Servono scelte impopolari per proteggere il territorio"

Mafie in Lombardia: il tema arriva in sala consiliare con Nando Dalla Chiesa
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Si è tenuta il 17 ottobre 2026, nella Sala consiliare di Pioltello, la presentazione del libro “Mafia a Milano e in Lombardia”. Promosso dall’assessorato alla Cultura della legalità del Comune, con il patrocinio di Avviso Pubblico e del presidio Libera Martesana, l’incontro ha rappresentato un importante momento di confronto e approfondimento su un tema di stretta attualità e particolarmente caldo per il territorio. Ospite d’onore della serata è stato il professor Nando Dalla Chiesa (presidente del Comitato antimafia del comune di Milano), affiancato dai giornalisti e coautori dell’opera Giampiero Rossi (Corriere della Sera) e Franco Stefanoni (Rcs Mediagroup). A moderare il dibattito è stato Lorenzo Frigerio (giornalista e referente di Libera Lombardia), mentre i saluti e i contributi istituzionali sono stati affidati alla sindaca Ivonne Cosciotti e all’assessora alla Cultura, Marta Gerli.

Un viaggio lungo 80 anni: dalla “rimozione” ai grandi affari

La serata ha ripercorso l’evoluzione della presenza mafiosa in territorio lombardo, partendo dai primi segnali registrati negli anni ’50 con i soggiorni obbligati di elementi legati ai clan calabresi e siciliani nelle province di Como e Varese, fino ai giorni nostri.
Come hanno sottolineato a più riprese, nel corso dei decenni la criminalità organizzata si è mossa sfruttando una storica “grande rimozione” da parte della società e del mondo dell’impresa settentrionale. Per anni è prevalsa l’illusione che la mafia fosse un problema confinato al Meridione o una parentesi circoscritta a episodi marginali. Al contrario, i clan si sono radicati insinuandosi nelle pieghe dell’economia legale: edilizia, commercio, logistica, appalti per i servizi, fino alle nuove speculazioni legate ai fondi post-Covid e al Superbonus.

Tra i passaggi più recenti emersi nel dibattito vi sono le grandi inchieste milanesi, dal processo Hydra (che ha svelato la nascita di un vero e proprio “consorzio” tra ‘Ndrangheta, Cosa Nostra e Camorra operante in Lombardia) alle indagini sulle infiltrazioni del tifo organizzato a San Siro (inchiesta Doppia Curva), che hanno toccato i territori della Martesana.

L’affondo di Dalla Chiesa: «La sottovalutazione è il primo nemico»

Particolarmente incisivo l’intervento del professor Nando Dalla Chiesa, che ha richiamato l’attenzione sui rischi della presunta “superiorità e refrattarietà” del tessuto economico milanese rispetto ai condizionamenti criminali:

Molti imprenditori hanno pensato negli anni di poter fare affari con la mafia e di poterla domare, finendo per esserne schiacciati. Oggi assistiamo ancora a forme pericolose di sottovalutazione, persino nelle istituzioni. Quando si dichiara che sopra Roma la mafia non sia pervasiva o pericolosa, si compie un errore culturale grave. Nelle università la materia è entrata tardi e persino nella formazione di chi deve amministrare o giudicare non vengono fatti corsi specifici (“un magtistrato diventa tale senza mai aver dovuto dare un esame sul tema mafioso”), serve più consapevolezza. Se conosciamo i fenomeni, possiamo fermarli.

Il ruolo dei Comuni: “Servono occhi aperti e scelte coraggiose”

Durante il confronto è stato sottolineato come anche centri apparentemente tranquilli possano diventare terreno di tentata infiltrazione. In questo senso, gli amministratori locali sono chiamati a svolgere un fondamentale ruolo di presidio e trasparenza negli atti pubblici e negli appalti.
Nel suo intervento, la sindaca ha ricordato alcuni episodi concreti vissuti dall’amministrazione locale:

Anche nei piccoli contesti ci si trova ad affrontare tentativi di condizionamento o situazioni di superficialità da parte di chi crede di poter dialogare con questi soggetti. Dobbiamo vigilare su ogni cantiere, bando ed atto pubblico. Quando nel 2020 abbiamo escluso una ditta sospetta dall’appalto cimiteriale, ci fu uno scalpore enorme; i fatti e le successive indagini ci hanno dato ragione. Fare controlli e dire dei no non sempre ci rende popolari, ma è il nostro dovere civile per proteggere la comunità.

L’assessora Gerli ha infine ribadito l’impegno decennale del Comune sul tema:

In questi dieci anni l’impegno per la legalità si è tradotto in azioni concrete. Per combattere la mafia dobbiamo rimanere vigili, continuare a studiare e far crescere nella cittadinanza la consapevolezza necessaria per compiere ogni giorno le scelte giuste».

La lotta alla mafia è un percorso che, come ricordato dai relatori in chiusura, richiede l’impegno corale di istituzioni, magistratura, scuola e società civile: la legalità non è uno slogan, ma una pratica quotidiana che si costruisce con la conoscenza.

 

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