Viene considerato il triathlon più duro ed estremo al mondo e si capisce immediatamente il perché. Dopo aver percorso 140 chilometri di corsa dal Marble Arch di Londra sino a Dover, bisogna attraversare a nuoto i 32 chilometri (ma tenendo conto della corrente sono molti di più) del canale della Manica e, una volta raggiunta la terraferma nei pressi di Calais, in Francia, completare in bici gli ultimi 290 chilometri che separano dall’Arco di Trionfo di Parigi. Ebbene, il 47enne pioltellese Giulio Dubbioso ce l’ha fatta: è stato il 72esimo essere umano sulla Terra a completare l’Arch To Arch, il terzo italiano nella storia a farlo in solitaria. E, per aggiungere soddisfazioni, il più veloce.
Un pioltellese alla Arch to Arch
Tutt’altro che una passeggiata per l’ingegnere navale che, per lavoro, vive stabilmente a Roma, ma che non è nuovo a imprese di questo calibro visto che è stato il primo italiano a completare le Xtri-series, il circuito internazionale di triathlon estremo, e “finisher” della 2xBrutal in Galles (7,6 chilometri di nuoto, 360 in bicicletta e una maratona da 82 chilometri). Stavolta però la sfida era ancora più impegnativa e ha richiesto una preparazione durata complessivamente un anno e mezzo.
Solo dieci atleti all’anno possono partecipare alla Arch To Arch, una gara in solitaria che deve essere completata in uno slot massimo di dieci giorni
ha raccontato. A lui sono bastate 73 ore. La sfida è cominciata sabato 20 settembre alle 19.40 da Marble Arch, con i 132 chilometri che separano da Dover corsi in 21,35 ore. Giusto il tempo di riposare mezza giornata e si è tuffato nelle acque della Manica attraversandola a nuoto in 12,26 ore. Infine l’ultima tappa, in sella alla sua bici sino al trionfo a Parigi, sotto l’arco.
Da Londra a Parigi: corsa, nuoto e bic
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E’ stata sicuramente la gara più dura che mi sia mai capitato di fare – ha raccontato il pioltellese – La corsa è stata massacrante, sia per la distanza che per averla fatta di notte, al buio. La sera non riuscivo nemmeno a muovere le gambe. Per fortuna sono riuscito a mangiare molto durante l’attività, preparandomi le riserve per la nuotata.
Tra le acque della Manica il nemico più grande è stato il freddo, non tanto per la temperatura del mare quanto per la reazione del corpo dopo lo sforzo di 21 ore di corsa.
Mi sono allenato tanto per il nuoto, anche nell’Oceano e due volte nella Manica, e avevo già testato la distanza e le tante ore in acqua – ha proseguito – Il mare non era piatto, ma si riusciva a nuotare e anche quando mi sono trovato in mezzo a un banco di meduse me la sono cavata. La bicicletta, infine, è stata una passerella: mi sentivo di volare. Mi sono goduto ogni salita e discesa, con tante emozioni che mi scuotevano, specialmente per lo stress degli allenamenti accumulati nei mesi precedenti e per le paure che mi ero portato verso questa manifestazione. In questo tipo di gare non sai mai come andrà a finire, perché anche se ti sei preparato in maniera specifica, è impossibile ricreare il contesto complessivo.
Una preparazione di oltre un anno e mezzo
Come detto la preparazione è stata lunga e impegnativa, con oltre un anno e mezzo tra allenamenti in Italia e campus in giro per il mondo.
Sono stato selezionato dall’organizzazione per un campo a Lanzarote, quindi ho provato a nuotare nella Manica una prima volta, ma non era andata bene. Mi hanno proposto un secondo campo a Calais, sempre nel tratto di mare tra Francia e Inghilterra, e le cose sono andate meglio e questo mi ha molto tranquillizzato. Devo ringraziare il mio meccanico, Claudio Bombelli, e il mio “partner” David Izquierdo che mi hanno accompagnato nella gara. Un grazie va al mio allenatore di nuoto Alessio Dabbegnigno e al mio nutrizionista Luca Mondazzi. Questa impresa l’ho voluta dedicare a mia mamma, Angelita, che non ha mai potuto praticare sport, ma che è stata la mia ispirazioni per dedicarmi al triathlon estremo.
E dopo essere stato il 72esimo al mondo a completare l’Arch To Arch, il pensiero va agli obiettivi, “i demoni” come li chiama Dubbioso, che restano da raggiungere.
Gli obiettivi da raggiungere
Nel 2028 vorrei fare l’UltraPacifica triathlon, che consiste nella nuotata (in notturna, si parte a mezzanotte) dello stretto di Catalina (32 km) per poi risalire tutta la costa della California in bici da Rancho Palos a Monterey per 600km circa e poi concludere con un’ultramaratona fino a San Francisco per 200 km circa. L’ha fatta solo una persona al mondo – ha svelato – Il secondo obiettivo è il triplo Brutal in Galles e, ovviamente, continuerò a fare triathlon estremi, perché è nel mio Dna. L’anno prossimo lo dedicherò a migliorarmi ancora nel nuoto in acque aperte e tornerò a tuffarmi nella Manica, la migliore palestra che si può desiderare.
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