Nei paesi, si sa, ci sono luoghi che resistono allo scorrere del tempo e diventano simboli così potenti da continuare ad esistere anche quando non ci sono più. È la forza della memoria, che si tramanda attraverso i ricordi e la vita vissuta. Tra questi luoghi c’è senza dubbio, lo storico bar di piazza del Popolo, nel cuore del centro storico di Cassano. Oggi ha un altro volto e un’altra storia, ma per chi in questi posti ci è nato e cresciuto riporta alla memoria fotografie della Cassano che fu. Bar dei Leoni, il nome storico, che divenne poi Bar Leone e, per qualcuno, Bar del Ruscett. Per tutti, però, era il Bar dell’Anna. Anna Castelli, che lo ha guidato ininterrottamente dal 1964 al 2012, quando, non senza ritrosie, decise di godersi la pensione. Anna nei giorni scorsi si è spenta all’età di 91 anni, portando con sé un pezzo di storia cassanese.
Addio ad Anna: il suo bar al Ricetto un simbolo della città
“Il bar è stato la sua vita, l’ abbiamo quasi obbligata a fermarsi… aveva già 77 anni – ha raccontato la figlia Marzia Cogliati – Io me la ricordo lì, tra i tavoli o dietro al bancone, e sulla roulotte sulla quale passavamo sempre le vacanze. Era l’unico momento in cui si fermava dal bar. Non era espansiva e nemmeno una caciarona, era una donna della sua epoca, ma era capace di un amore e di una generosità incredibili. In questi giorni sono passati in tanti a salutare, clienti e ragazzi che ha tirato grandi”.
In un’avventura lunga 48 anni, l’attività ha attraversato anche momenti difficili, ma a fare la differenza è sempre stata la straordinaria umanità di Anna: la sua saracinesca era aperta per chiunque. Per lei contava una sola regola, il rispetto reciproco. Finché c’era quello, era felice di accogliere tutti senza pregiudizi. “Ha visto la città e le generazioni cambiare – ha aggiunto Marzia – All’epoca, poi, era uno dei pochi bar, se non l’unico, a fare tardi. Quando chiudeva, tornava a casa (sopra il bar, ndr) e accendeva la tele. Papà, che faceva il menalacc, portava il latte per la Galbani, si alzava prestissimo per andare a lavorare e sarebbe uscito di casa di lì a poco”.

Ricordi ancora vivi e nitidi, nonostante lo scorrere degli anni. Sinceri e puliti, come il suo sorriso. “Aveva un sorriso e una buona parola per tutti – ha ricordato la nipote Melania Berardi – Io non l’ho mai vista arrabbiata. Mai! Non so come facesse, per me è un mistero. Era sempre meravigliata di tutto cose belle e non belle… ma mai arrabbiata. Adesso poi… era diventata bisnonna ed era felicissima. Ogni volta che entravamo in casa era una festa”.
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