Chi ogni mattina parte da Gorgonzola, Melzo, Cassano o Cernusco verso Milano conosce le tre strade della Martesana a memoria: la Padana Superiore, la Cassanese, la Rivoltana, e la linea verde della metropolitana per chi riesce a lasciare l’auto a Gessate o a Cologno Nord. Da qualche anno però il calcolo del pendolare è cambiato, e non per il traffico. Area B, la zona a traffico limitato che copre quasi tutta la città di Milano, è attiva dal lunedì al venerdì dalle 7.30 alle 19.30, festivi esclusi, e vieta l’ingresso ai veicoli più inquinanti: secondo il calendario del Comune di Milano, consultato il 4 ottobre 2026, per le autovetture sono già fuori le benzina Euro 0, 1, 2 e 3 e i diesel fino all’Euro 5 compreso. Le scadenze successive distinguono le sottocategorie di omologazione. Le deroghe e MoVe-In seguono regole specifiche; dal secondo anno del divieto, dal 1° ottobre 2026, sono previste cinque giornate automatiche per veicolo e ulteriori venti per residenti e imprese con sede operativa a Milano, previa registrazione e attivazione della rilevazione.
Una formula da valutare sull’uso quotidiano
Il noleggio a lungo termine, nato per le flotte aziendali e oggi aperto anche ai privati, è una delle possibilità per sostituire la vettura. Secondo l’analisi ANIASA/Dataforce, nel primo semestre 2026 il noleggio, a breve e lungo termine, ha rappresentato il 33,4% delle immatricolazioni nazionali di autovetture e veicoli commerciali leggeri. Nello stesso periodo il solo noleggio a lungo termine ha totalizzato circa 230.000 immatricolazioni di autovetture. Per il pendolare dell’hinterland contano molti chilometri, uso quotidiano, bisogno di un’auto che non si fermi e di cui sia verificata l’ammissibilità in città lungo il contratto.
Il meccanismo è semplice. Si sceglie un modello, una durata e un chilometraggio, si concorda l’eventuale anticipo, che dipende dall’offerta e può essere assente, e si paga un canone mensile che include l’auto e un pacchetto di servizi, in genere assicurazione, manutenzione e assistenza, da verificare voce per voce nella scheda. A fine contratto l’auto si restituisce. Non si diventa proprietari, ma non si sopporta il rischio di svalutazione, mentre restano da considerare responsabilità, chilometri eccedenti e addebiti alla riconsegna.
Quanto costa, in concreto
Le offerte per privati pubblicate su syntonia.biz, al 4 ottobre 2026, sono 91, tutte con durata di 36 mesi e 100.000 chilometri inclusi, canone con IVA compresa: si parte da 220 euro al mese per una Fiat Pandina ibrida con 3.500 euro di anticipo e si arriva a 759 euro per i modelli di fascia alta, con una media di circa 445 euro. Sotto i 300 euro al mese ci sono sette proposte, fra cui Renault Clio a 255 e 270 euro, Kia Picanto a 275, Suzuki Swift ibrida a 281, Citroën C3 a 288 e Opel Corsa a 290, con anticipi fra 3.000 e 5.000 euro. Più di metà del catalogo privati, 49 vetture su 91, è ibrido, 26 sono benzina, 9 elettriche e 7 diesel: l’accesso in Area B va verificato per la specifica omologazione, targa e scadenza del contratto.
I chilometri decidono tutto
Il parametro che un pendolare deve guardare prima del canone è il chilometraggio incluso. Un tragitto di 25 chilometri per tratta fra la Martesana e Milano, con andata e ritorno cinque giorni a settimana per 48 settimane, vale 12.000 chilometri l’anno. Fine settimana e vacanze aggiungono percorrenza, in misura diversa per ogni famiglia. I 100.000 chilometri in 36 mesi delle offerte privati equivalgono a circa 33.000 l’anno, una percorrenza da confrontare con il totale effettivo, non soltanto con il tragitto verso l’ufficio. Il rovescio della medaglia è che un chilometraggio sovrabbondante può incidere sul canone: chi usa l’auto solo per la stazione e il fine settimana dovrebbe chiedere formule con percorrenze inferiori, se disponibili, o confrontare l’offerta privati con quella di un’auto più piccola.
Rientrano nel confronto anche il costo dei chilometri eccedenti e di quelli non percorsi, le franchigie assicurative in caso di sinistro, l’auto sostitutiva e le condizioni di restituzione, cioè quali graffi e ammaccature rientrano nell’usura normale. Sono le voci che trasformano un canone da 255 euro in un costo reale diverso, in un senso o nell’altro.
Un bilancio che non conti due volte l’auto
Per confrontare acquisto e noleggio servono vetture equivalenti, lo stesso periodo e la stessa percorrenza. Sul lato della proprietà il costo del veicolo è il prezzo d’acquisto meno il valore residuo finale, cui aggiungere eventuali interessi e spese di finanziamento, assicurazione, manutenzione, pneumatici, bollo e carburante. Le rate comprendono anche rimborso di capitale: sommarle alla svalutazione conterebbe due volte parte del costo dell’auto.
Sul lato del noleggio entrano anticipo, tutti i canoni e le spese escluse, comprese franchigie o addebiti ipotizzati in modo esplicito. Bollo e carburante non scompaiono per effetto del contratto; i servizi inclusi vanno identificati nella proposta. Per chi percorre ogni giorno la Cassanese o la Rivoltana, la differenza fra le formule emerge da questo bilancio e dalla gestione delle percorrenze, non dal solo canone in vetrina.