Quando hanno messo piede sulla pedana di Pesaro, le tre atlete dell’Asd Ginnastica Vignate Sport avevano alle spalle sette ore di allenamento al giorno, un’estate trascorsa quasi interamente in palestra e anni di tentativi. Dal 17 al 20 settembre, ai Campionati Mondiali Junior di ginnastica acrobatica, Giulia Meroni, Aurora Giuliano e Alice Cavalieri di Vignate hanno finalmente vissuto il momento immaginato così a lungo: guardarsi addosso e vedere la maglia azzurra dell’Italia. Il Mondiale è diventato così il punto d’arrivo di un viaggio molto più lungo dei quattro giorni di gara.
Quattro anni per conquistare la Nazionale
Con Meroni base 2, Cavalieri base 1 e Giuliano top, il gruppo ha conquistato il 16esimo posto su 25 nazioni nella categoria Women’s Group Junior, in una rassegna che ha riunito complessivamente 39 Paesi. Meroni ha raccontato quanto fosse stato lungo arrivare a quel traguardo:
Io e Aurora lavoriamo insieme da cinque anni e da quattro cerchiamo di entrare in Nazionale. Abbiamo ricevuto diversi no, ma abbiamo continuato a lavorare e a crederci. Quest’anno finalmente siamo riuscite a indossare la maglia azzurra e a rappresentare l’Italia nella competizione più importante del nostro sport.
E proprio quando il sogno sembrava finalmente vicino, ha rischiato di allontanarsi ancora. Dopo il secondo posto ottenuto a Valencia a fine marzo, Meroni ha subito la lesione di un legamento. Due mesi e mezzo di stop hanno inevitabilmente condizionato la preparazione dell’intero gruppo. Al rientro, l’estate si è trasformata in una rincorsa contro il tempo. La direttrice tecnica della società e membro dello staff tecnico della Nazionale Marta Rigon ha seguito da vicino quella corsa:
Sono ripartite con un gap rispetto alle altre, ma non hanno mai mollato. Si sono allenate fino a sette ore al giorno. Sono rimaste unite, si sono fatte forza a vicenda e non hanno mai perso la motivazione. Sono davvero orgogliosa di loro.
Quella pedana che «scotta»
Poi è arrivata Pesaro. E con lei una pedana che, come l’ha definita Rigon, «scotta», perché ci si ritrova fianco a fianco con alcune delle migliori interpreti internazionali della disciplina. Nel dinamico le tre ginnaste hanno sfoderato il miglior esercizio possibile, mettendo insieme tecnica, carattere e coreografia. Il momento più difficile è arrivato nello statico: una sbavatura durante la salita della seconda piramide le ha costrette a scendere. Avrebbero potuto perdere lucidità. Sono invece risalite e hanno completato l’esercizio senza ulteriori penalità. Secondo i calcoli di Rigon, senza quell’errore avrebbero concluso al 12esimo posto, appena due posizioni fuori dalla finale.
Ma ciò che è rimasto più impresso non compare sul tabellone. Cavalieri ha raccontato le sensazioni provate pochi istanti prima di entrare in gara:
Ricorderò l’ansia di sbagliare, la consapevolezza di avercela fatta e la voglia di fare bene con le persone insieme alle quali ti sei allenata per tantissimo tempo. Arrivare al Mondiale non è stata una passeggiata, ma rifarei questo percorso altre mille volte. La palestra rimarrà sempre la mia seconda casa.
Il Mondiale oltre la gara
Giuliano ha portato a casa immagini differenti, quelle vissute quando la tensione della competizione lasciava finalmente spazio alla leggerezza:
Ricorderò i momenti di gara, ma soprattutto quelli di divertimento, dal party a una semplice serata in hotel con le altre atlete. E poi il grandissimo tifo delle persone che ci hanno sostenuto. Abbiamo lavorato tanto, ma siamo riuscite a goderci tutto con molta meno ansia.
Il debutto iridato è avvenuto inoltre in una cornice difficilmente ripetibile: il primo Mondiale di ginnastica acrobatica ospitato dall’Italia. Parenti, amici e società sportive sono arrivati da ogni parte del Paese per sostenere gli azzurri. Rigon ha ricordato soprattutto l’atmosfera vissuta sugli spalti:
Avevamo un tifo da stadio. Gareggiare con tutta quell’energia è stato pazzesco.
Per Ginnastica Vignate si è trattato della terza partecipazione iridata dopo Belgio 2018 e Azerbaigian 2022. Per Meroni, Giuliano e Cavalieri, invece, era la prima. Il tabellone alla fine ha detto sedicesimo posto. Una volta lasciata la pedana, però, quel numero è diventato soltanto una parte di ciò che si sono portate a casa. Meroni ha affidato alle parole il significato di un percorso inseguito per anni:
È difficile descrivere a parole quello che ho provato. Tutto quello che ho vissuto in questi giorni ha ripagato ogni sacrificio, ogni allenamento e ogni momento difficile. Sapere che tutto il lavoro fatto negli anni mi ha portata fino a qui è qualcosa che non dimenticherò mai.
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