licenziamenti

La Mapal propone sette mesi di stipendio a chi lascia, i lavoratori ampliano la protesta

Venerdì 25 settembre nuova giornata di braccia incrociate con adesione altissima. Nel pomeriggio una delegazione si è spostata a Schio davanti a un'azienda cliente

La Mapal propone sette mesi di stipendio a chi lascia, i lavoratori ampliano la protesta

Ancora una giornata di mobilitazione per i lavoratori della Mapal di Gessate. Venerdì 25 settembre 2026, le braccia sono rimaste incrociate per l’intera giornata di fronte ai cancelli dello stabilimento di via Monza (foto in evidenza), con un’adesione altissima allo sciopero.

Sette mesi di stipendio

La protesta prosegue da quando la multinazionale tedesca ha annunciato la decisione di spostare la produzione in Germania. Una scelta assunta, secondo quanto riferito dai lavoratori e dai sindacati, nonostante la sede italiana sia stata più volte valorizzata dal gruppo per la professionalità e la competenza dei lavoratori. La decisione comporta il taglio di 38 dipendenti su 85.

L’azienda ha recentemente proposto ai lavoratori sei mensilità pagate per chi lascia subito, sette per chi aspetta l’accordo con i sindacati. Una trattativa ritenuta inaccettabile.

Qualcuno nella notte tra lunedì e martedì ha appeso degli striscioni sui cancelli:

Sette mensilità per liquidare una vita: vergogna!

Quattro soldi per il vostro futuro. Pensateci.

Alcuni hanno invece distribuito in paese copie dell’articolo di primalamartesana.it, a mo’ di volantini, per cercare di far conoscere la propria drammatica posizione e sensibilizzare l’opinione pubblica.

La delegazione a Vicenza

Nel pomeriggio di venerdì, una delegazione di lavoratrici e lavoratori si è spostata a Schio (Vicenza), davanti alla sede di un’azienda cliente della multinazionale tedesca. Un gesto simbolico per continuare a portare la voce della vertenza anche al di fuori dei confini di Gessate e coinvolgere l’intera filiera produttiva.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Fiom-Cgil Milano (@fiom.milano)

Le richieste

I lavoratori e i sindacati chiedono ancora una volta il ritiro dei licenziamenti e la massima attenzione da parte delle istituzioni. La richiesta è sempre la stessa:

“La produzione e il lavoro devono rimanere a Gessate!”.

Nei giorni scorsi, la sindaca di Gessate Lucia Mantegazza aveva fatto visita al presidio esprimendo solidarietà ai lavoratori. Era stata inoltre richiesta un’audizione in Regione Lombardia per portare all’attenzione del Pirellone e della Giunta regionale il caso Mapal. Elena Dorin, segretaria generale della Fiom Cgil di Milano, aveva inquadrato la vicenda in un fenomeno più ampio di deindustrializzazione, denunciando la mancanza di una politica industriale nazionale ed europea capace di intervenire prima che i lavoratori siano messi fuori dai cancelli.

L’1 ottobre la protesta si trasferirà proprio davanti una delle sedi della regione.

La vertenza resta aperta. La partita più difficile riguarda gli operai over 55, almeno una dozzina, i più difficili da ricollocare sul mercato del lavoro.

Stringa invito canale WhatsApp prima la martedana.it

Vuoi restare aggiornato in tempo reale sulle principali notizie locali dell’Adda Martesana?  Vuoi conoscere in anteprima le nostre iniziative ed entrare a far parte della community di Primalamartesana.it – Gazzetta della Martesana – Gazzetta dell’Adda?

Allora iscriviti al nostro canale whatsapp Prima LaMartesana: è gratuito e basta un semplice click! (CLICCA QUI)