Ogni anno il 13 settembre ricorre la Giornata internazionale del pensiero positivo, un’occasione importante per richiamare l’attenzione su un tema ancora troppo spesso sottovalutato: il benessere psicologico delle donne durante la gravidanza e nel periodo successivo alla nascita di un figlio.
Il benessere della donna in gravidanza e dopo il parto
La gravidanza e il post partum rappresentano periodi di profonda trasformazione, caratterizzati da cambiamenti biologici, ormonali, psicologici, identitari e relazionali – ha spiegato la dottoressa Martina Caglioni, ostetrica presso l’ospedale San Raffaele e membro del team dei formatori del progetto Pensare Positivo – La donna è chiamata a confrontarsi con un nuovo equilibrio personale e familiare, con aspettative, responsabilità e interrogativi che possono renderla maggiormente vulnerabile sul piano emotivo. Proprio per questo, il periodo perinatale costituisce una fase particolarmente importante per prestare attenzione al rischio di sviluppare sintomi depressivi o altri disturbi psicologici. Riconoscere precocemente i segnali di disagio e intervenire in modo tempestivo significa tutelare non soltanto la salute della madre, ma anche quella del bambino e dell’intero nucleo familiare.
Negli ultimi anni, l’Organizzazione mondiale della sanità ha sottolineato la necessità di integrare la promozione della salute mentale, l’identificazione precoce del disagio psicologico e la prima risposta assistenziale all’interno dei servizi materno-infantili e delle cure primarie.
In questa prospettiva, i servizi territoriali assumono un ruolo centrale: la loro vicinanza ai luoghi di vita delle persone, la continuità della relazione assistenziale e il collegamento con i servizi specialistici consentono di intercettare precocemente le situazioni di vulnerabilità, accompagnando la donna verso il livello di cura più appropriato. In questo contesto, il ruolo dell’ostetrica assume un’importanza strategica. La relazione continuativa che si instaura con la donna durante la gravidanza e dopo il parto consente di cogliere tempestivamente eventuali segnali di disagio, favorendo un intervento precoce.
Ancora più significativo è il valore delle visite domiciliari, che permettono di osservare la donna nel proprio ambiente di vita, comprendere meglio il contesto familiare, individuare eventuali fattori di rischio e facilitare l’accesso ai servizi di supporto.
Il progetto Pensare Positivo
Un esempio concreto di questo modello di assistenza è rappresentato dal progetto «Pensare Positivo», promosso da Regione Lombardia. Che è l’adattamento italiano del programma Thinking Healthy dell’Organizzazione mondiale della sanità ed è rivolto alle donne in gravidanza e nel periodo postnatale che presentano vulnerabilità emotive o sintomi depressivi lievi o moderati.
L’intervento si basa su incontri strutturati, realizzati e attraverso visite domiciliari e colloqui condotti da ostetriche appositamente formate all’applicazione del programma – ha aggiunto la dottoressa Caglioni – Le attività si inseriscono all’interno di un modello di lavoro multiprofessionale, fondato sull’integrazione delle competenze ostetriche e psicologiche e sulla collaborazione tra i diversi professionisti coinvolti nella presa in carico della donna. Attraverso strategie semplici, concrete e facilmente applicabili nella vita quotidiana, il programma mira a rafforzare il benessere psicologico della madre, promuovendo al tempo stesso una maggiore consapevolezza delle proprie risorse e una relazione positiva con il bambino. Il progetto valorizza inoltre il ruolo delle ostetriche nella rete dei servizi territoriali e contribuisce a rendere più efficace il raccordo tra assistenza ostetrica e salute mentale.
Il progetto nel 2025 ha coinvolto 22 Asst e 104 Consultori familiari, consolidando una rete sempre più ampia di professionisti dedicati alla promozione della salute mentale materna. Nel corso dell’anno sono state formate 54 nuove ostetriche, mentre il numero complessivo degli psicologi coinvolti ha raggiunto 45 professionisti, grazie all’ingresso di 13 nuovi specialisti.
Sensibilizzare la popolazione, rafforzare i servizi territoriali e promuovere interventi precoci rappresentano azioni fondamentali per garantire che nessuna donna affronti da sola le difficoltà emotive che possono accompagnare la gravidanza e il periodo successivo alla nascita. Esperienze come “Pensare Positivo” dimostrano come sia possibile trasformare le raccomandazioni internazionali in interventi concreti, vicini alle famiglie e capaci di fare realmente la differenza nella vita delle persone.
Articolo a cura di Fabiola Amato, studentessa del terzo anno del Corso di Laurea in Ostetricia dell’Università Vita-Salute San Raffaele
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