Una vacanza relax in un bungalow sulle rive di un lago lombardo si è trasformata in un incubo. Era il 7 agosto 2023 quando una donna di 43 anni, in villeggiatura insieme alla mamma e alla figlia, è stata investita da una violenta deflagrazione mentre preparava il caffè: la caffettiera posizionata sul fornello è esplosa all’improvviso, sbalzandola contro la parete e provocandole lesioni gravissime alla mano destra, oltre a pesanti strascichi psicologici.
La caffettiera di Ikea esplode e ferisce una donna
A distanza di circa tre anni da quei momenti drammatici, il Tribunale civile di Milano (giudice Vincenzo Nicolini) ha scritto un punto fermo sulla vicenda, stabilendo un risarcimento complessivo di 168.140,22 euro a favore della quarantatreenne, oltre al rimborso del soggiorno andato in fumo.
Il nodo del prodotto e il passaggio dallo store di Carugate
Ma da dove arrivava quella moka? Stando agli accertamenti emersi nel corso del procedimento, l’oggetto “incriminato” apparteneva a un lotto di prodotti a marchio Ikea ritirato dal mercato già nel gennaio del 2022 a causa del concreto rischio di spaccarsi durante l’utilizzo.
È qui che la vicenda si intreccia direttamente con il territorio della Martesana. Durante l’iter giudiziario è infatti emerso un dettaglio cruciale riguardo alla struttura ricettiva: il campeggio aveva acquistato la caffettiera proprio nel punto vendita Ikea di Carugate, effettuando rifornimenti in più occasioni tra il luglio del 2022 e il marzo del 2023. Un arco temporale in cui, come fatto notare dalla multinazionale svedese, i cartelli e gli avvisi di richiamo del lotto difettoso erano già ampiamente affissi e pubblicizzati attraverso i canali ufficiali. In sintesi, secondo la tesi difensiva del colosso dell’arredamento, i gestori “non potevano non sapere”.
Il calcolo delle responsabilità
Il giudice ha calibrato le responsabilità suddividendole tra il produttore e la struttura ospitante: 70% della colpa è stato attribuito a Ikea per la difettosità originaria del bene, mentre il 30% è stato assegnato al campeggio.
Quest’ultima condotta — ovvero l’aver lasciato a disposizione degli ospiti una caffettiera che non avrebbe più dovuto circolare — è stata definita dal giudice come una negligenza tale da integrare una causa autonoma sufficiente a produrre l’incidente. Una ricostruzione, quest’ultima, che ha spinto la difesa della struttura ricettiva a valutare l’impugnazione del verdetto.
Le conseguenze per la vittima
Oltre al danno economico e al rimborso delle spese mediche, la sentenza ha tenuto conto dell’impatto devastante che l’incidente ha avuto sulla vita quotidiana e professionale della donna. La quarantatreenne, di professione orafa, maneggiava abitualmente gioielli: un’attività manuale di precisione che la grave menomazione alla mano destra ha reso di fatto impossibile, costringendola a un mutamento radicale delle proprie mansioni lavorative.
A ciò si sono aggiunti i traumi psicologici descritti dai familiari, tra cui la difficoltà a rapportarsi con l’esterno, sebbene il giudice non abbia riscontrato i requisiti clinici per diagnosticare formalmente un disturbo da stress post-traumatico.