braccio di ferro

“Quelli del Dopo” non ci stanno: protesta sotto il Municipio per la gestione del Dopolavoro

A Cassano d'Adda la gestione del locale diventa un caso. Il vecchio gestore (che ha postato un video quasi in lacrime) ha perso la gara e la città si mobilità

“Quelli del Dopo” non ci stanno: protesta sotto il Municipio per la gestione del Dopolavoro

Cori da stadio e slogan. Ieri sera, martedì 22 settembre 2026, davanti e dietro il Municipio di Cassano d’Adda è andata in scena la protesta di “Quelli del Dopo”, ovvero i frequentatori del Dopolavoro. Una protesta fragorosa per farsi sentire da “quelli di dentro”, ossia dagli amministratori che erano impegnato nel Consiglio comunale.

Le lacrime del vecchio gestore

L’attuale gestore, Luca Baki Cairo, quello che ha fondato il locale trent’anni fa ha perso la gara pubblica. Non sarà più lui a gestire il locale.

La reazione è stata imponente: social intasati di commenti di protesta e una raccolta firme lampo per chiedere alla politica di intervenire.

Lo stesso Baki, solitamente poco incline ai riflettori, ha postato un video di saluto ai tanti clienti-amici che lo stanno sostenendo in questi giorni che lui stesso ha definito difficili e pieni di amarezza.

Poi ha concluso ricordando le parole rivoltegli da sua madre:

Mi ha detto: “Il Dopolavoro non esiste. Sei tu il Dopolavoro”. In quella frase ci sono trent’anni della mia vita, della mia famiglia.

E ancora:

Poi vedo quasi mille firme, tremila persone sui social che si muovono per noi. Vedere questo calore enorme mi commuove e mi dà la forza per restare in piedi.

Mia mamma ha ragione: il Dopolavoro non sono queste mura, siete voi.

 

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La protesta

I ragazzi del “Dopo” si sono così dati poi appuntamento per la protesta. Prima si sono messi davanti al Municipio. Poi, visto che la sala consiliare è dalla parte opposta, per essere sicuri di essere sentiti, ne hanno raggiunto l’ingresso sistemando i loro striscioni nel cortile della biblioteca.

Il Dopo non si sostituisce

Recitava uno dei tanti. E ancora:

(Non) è un paese per vecchi.

Con una “x” a cancellare il “non”.

La gara contestata

Il sindaco Fabio Colombo è già intervenuto nella vicenda spiegando che, per quanto possa dispiacere, l’assegnazione della gestione del locale è avvenuta attraverso una gara pubblica, nella quale per legge la politica non deve entrare.

Ciò che viene contestato agli amministratori è però il criterio con cui è stato elaborato il bando che avrebbe tenuto conto unicamente dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

Le quattro domande

I ragazzi che protestavano hanno distribuito quattro domande indirizzate al sindaco:

  1. Se il Comune riconosce al Dopolavoro una funzione sociale, aggregativa e giovanile, perché questa dimensione non è stata presa in considerazione nel criterio di assegnazione?

  2. Il Comune era obbligato per legge a scegliere esclusivamente l’offerta economica più alta, oppure è stata una scelta dell’Amministrazione?

  3. Prima di arrivare a questa gara, sono state valutate possibilità per tutelare la continuità di un’attività presente lì da trent’anni?

  4. E ancora: il Comune ha valutato cosa sarebbe stato concretamente realizzato dal nuovo gestore, oppure l’unico elemento preso in considerazione è stato quanto avrebbe pagato di affitto?

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