Entravano in ville e appartamenti, rubavano tutto ciò che poteva avere valore e poi si davano alla fuga a bordo di supercar. La Cassazione ha confermato il carcere per i due albanesi accusati di essere parte di un gruppo dedito ai furti in abitazione in diverse città italiane. Ma la loro base operativa era in Martesana, tra Vimodrone, Pioltello e Melzo.
La Cassazione conferma il carcere
Restano in carcere i due uomini accusati di far parte della banda dei furti in supercar. La Cassazione dopo le udienze dell’8 settembre scorso ha dichiarato inammissibili i ricorsi di Dritan Brahja, 33 anni, e Astrit Shabani, 52, entrambi albanesi, arrestati lo scorso maggio presso le loro abitazioni a Melzo. i Due avevano impugnato i provvedimenti cautelari contestando il quadro indiziario e chiedendo, in subordine, gli arresti domiciliari, anche con il braccialetto elettronico I due erano stati fermati a Melzo durante le perquisizioni eseguite il 6 maggio, nell’ambito dell’indagine delle Squadre mobili di Pesaro e Milano sui furti nelle abitazioni. L’indagine era partita da Pesaro dopo la raffica di furti della notte del 28 febbraio, quando erano stati colpiti 7 appartamenti in poche ore.
L’indagine aveva consentito di individuare la base logistica del gruppo criminale in un box sotterraneo situato a Vimodrone, utilizzato come punto di partenza per le trasferte finalizzate alla commissione dei reati. Le indagini, sviluppate attraverso servizi di monitoraggio dinamico e attività di osservazione sul territorio, hanno permesso di ricostruire l’operatività del sodalizio criminale, caratterizzato da un’elevata mobilità sul territorio nazionale mediante l’utilizzo di autovetture di grossa cilindrata con targhe clonate.
In particolare sfruttavano per la fuga prima una Mercedes Amg, successivamente una Porsche Panamera. Proprio seguendo con il Gps una delle due auto, gli investigatori avevano ricostruito l’attività criminale della banda Nel corso delle operazioni sono state eseguite perquisizioni domiciliari che hanno consentito di rinvenire e sequestrare refurtiva di ingente valore, costituita da denaro contante, gioielli, orologi e attrezzi da scasso.
Gli indizi a carico dei due melzesi
Durante il monitoraggio degli spostamenti dell’auto utilizzata per i furti, grazie alle telecamere dell’area di servizio Montefeltro Est erano stati immortalati i ladri.Uno degli uomini indossava jeans scuri, giubbotto verde, berretto scuro e scarpe da tennis chiare. Gli investigatori avevano collegato quegli indumenti a quelli successivamente sequestrati nell’abitazione dove era stato fermato Brahja. Sempre grazie alle telecamere, gli investigatori sono riusciti a risalire all’altro accusato, Shabani, elementi che sono stati ritenuti sufficienti per confermare in Cassazione la misura cautelare del carcere.