Oggi, martedì 15 settembre, e domani, mercoledì 16 settembre 2026, è indetto lo sciopero dei medici di Medicina generale con annessa manifestazione in piazza Duca D’Aosta a Milano. Una protesta legata alla gestione delle Case di Comunità in Lombardia e alla richiesta ai dottori di famiglia di dedicare un tot di ore all’assistenza di pazienti all’interno delle strutture sanitarie territoriali. Sulla questione gli stessi medici si sono spaccati, con sindacati che stanno cercando di trovare un accordo con Regione Lombardia e altri che fanno muro.
Fimmg sullo sciopero: “Così nessun risultato”
Sulla questione si è espressa la dottoressa Ana Carla Pozzi, segretario provinciale di Milano della Fimmg, associazione di categoria che sta mantenendo posizioni più diplomatiche e conducendo la trattativa con Regione per cercare un accordo. Posizione diametralmente opposta a quella dello Smi, il Sindacato Medici Italiani che invece sta guidando la protesta:
Pur comprendendo il disagio, soprattutto dei giovani colleghi che si trovano ad affrontare una situazione sempre più complessa, con carichi di lavoro insostenibili e spesso non riconducibili alla clinica, Fimmg non aderisce allo sciopero – ha spiegato – Se la protesta è più che legittima e condivisibile, chiudere gli studi per due giorni non porterà a nessun risultato concreto. A nostro avviso, servono proposte concrete, in particolare soluzioni contrattuali che consentano di potenziare l’attività dei medici di famiglia negli studi diffusi su tutto il territorio.
Nonostante lo sciopero sia nazionale, in Regione Lombardia la questione è molto sentita, specialmente per la carenza di medici di famiglia con molti ambiti scoperti e per la difficile gestione delle Case di Comunità che devono rispettare i requisiti imposti dall’Europa per il conferimento dei fondi Pnrr.
In Regione Lombardia siamo attivamente impegnati al tavolo di contrattazione con un obiettivo preciso: rafforzare l’associazionismo medico, che in Lombardia si esprime attraverso le Forme Associative Avanzate. Queste realtà, dotate di personale di studio e infermieristico, offrono un servizio ampio durante la giornata e permettono di dedicarsi non solo alle visite routinarie, ma anche ad attività di prevenzione, presa in carico dei pazienti cronici, assistenza domiciliare rivolta ai pazienti anziani, non ambulabili e fragili – ha proseguito la dottoressa Pozzi – C’è poi il tema dell’assistenza dei medici di famiglia nelle Case di Comunità: non deve trasformarsi in una “medicina di serie B”, una sorta di guardia medica diurna limitata alla distribuzione di ricette e certificati di malatti
Per quanto riguarda la carenza di medici di famiglia (centinaia di migliaia di cittadini lombardi sono ormai senza medico), la Fimmg conferma l’impegno nel sostenere nella formazione i giovani medici che si sono iscritti al concorso regionale per diventare medici di famiglia. Regione ha bandito 400 posti: in tre anni, con 1.500 assistiti ciascuno, potranno coprire l’assistenza per 600.000 cittadini lombardi.
Ce l’hanno fatta in molte Regioni: la Lombardia non può rimanere indietro
ha concluso la segretaria Fimmg.