Ci saranno anche medici dell’Adda Martesana allo sciopero proclamato il 15 settembre, con manifestazione in piazza Duca d’Aosta a Milano. Al centro del contendere l’obbligatorietà per i medici di Medicina generale di prestare servizio per un tot di ore settimanali nelle Case di comunità territoriali.
Medici contro le ore obbligatorie
A proclamare la mobilitazione il Sindacato Medici Italiani e SNAMI cui si è aggiunta la Libera Associazione Medicina Generale, che per il 15 settembre ha convocato a Milano una manifestazione contro l’obbligo di presenza fino a sei ore settimanali nelle nuove strutture territoriali. LAMG contesta lo stralcio dell’Accordo collettivo nazionale sottoscritto il 23 giugno da SISAC, FIMMG e FMT e sostiene che le ore nelle Case di Comunità finiscano per sottrarre tempo all’assistenza negli studi. L’associazione ha inoltre depositato in Regione Lombardia una lettera accompagnata, secondo quanto riferisce, da 1.100 firme di medici di famiglia lombardi.
L’attività in Casa di comunità
A giugno era stato trovato un primo accordo che prevedeva per i medici di base fino sei ore settimanali da dedicare alle Case di comunità, con una remunerazione di 38,72 euro. Una situazione ancora ibrida visto che i medici che hanno già avviato l’attività nelle Cdc (e quindi già vengono pagati) attualmente non possono ancora ricevere pazienti “esterni” ai loro assistiti per una questione assicurativa e gestionale. Ma l’accordo, che ancora deve essere finalizzato in tutti i suoi dettagli, divide gli stessi medici.
FIMMG ha difeso fin dall’inizio la scelta di sottoscrivere l’intesa. Il sindacato maggioritario ha presentato l’accordo come un compromesso necessario per tutelare i medici e contemporaneamente consentire al Paese di rispettare gli impegni del PNRR sulle Case di Comunità.
Le sigle che non hanno firmato leggono invece le sei ore come una modifica sostanziale del rapporto convenzionale. Lo SNAMI ha contestato in particolare il potere attribuito alle aziende nell’organizzazione dell’attività e nella definizione del fabbisogno orario. Lo SMI chiede che l’attività nelle Case di Comunità diventi una prestazione oraria autonoma, flessibile e volontaria.
L’emergenza infinita per i pazienti
A fronte del confronto tra istituzioni e dottori, resta palese l’emergenza che vivono i pazienti con sempre più persone che restano senza medico di base. La soluzione provvisoria degli Ambulatori medici temporanei permette di tamponare la problematica, rispondendo almeno a coloro che hanno urgenza per farmaci di terapie continuative o per certificati medici. Resta il tema dell’assistenza, considerando che i professionisti dell’Amt non hanno alcuno storico dei pazienti che si rivolgono loro e, spesso, da una visita all’altra cambia il medico che visita lo stesso paziente.
La proposta di inserire i medici di base di ruolo in Casa di comunità, oltre a essere una necessità legata ai finanziamenti Pnrr per realizzare le Cdc, potrebbe puntare a dare risposte proprio alla carenza dei medici, allargando la possibilità di visita anche a chi non è diretto assistito dei professionisti impegnati 6 ore a settimane nella Cdc. Una soluzione che, però, è più un tampone per cercare di drenare un’emergenza che può essere risolta esclusivamente dall’entrata in ruolo di un maggior numero di medici di famiglia.