Quasi il 10% in una settimana. È questa l’oscillazione che ha caratterizzato il prezzo del petrolio a livello internazionale tra il 3 e il 10 agosto, un movimento che di rado si vede sulle materie prime in un tempo così breve. Per la Martesana, terra di magazzini, camion e pendolari che ogni giorno percorrono la Cassanese e la Rivoltana, non è un dato da bollettino finanziario: è qualcosa che si sente nel portafoglio.
Per capire da dove arriva questa instabilità bisogna guardare molto lontano dalla Martesana, ma gli effetti no: lo Stretto di Hormuz, il braccio di mare tra Iran e Oman da cui passa storicamente un quinto del petrolio mondiale. Da quando è scoppiato il conflitto tra Stati Uniti e Iran, a fine febbraio, il traffico navale in quella zona si è quasi azzerato — otto, quindici navi al giorno contro le 130 di prima. Ogni notizia sui negoziati, buona o cattiva, si sente immediatamente sui prezzi.
I numeri di questi giorni lo confermano le oscillazioni sulla quotazione petrolio. Il 3 agosto il WTI è crollato di quasi il 6% in una sola seduta, sotto gli 80 dollari al barile, dopo che Trump aveva parlato di riprendere i colloqui con Teheran. Il giorno dopo era già risalito sopra 81. Pochi giorni più tardi, quando l’Iran ha fatto sapere che vuole un risarcimento prima di riaprire lo stretto, il prezzo è ripiombato fino a 74,92 dollari.
Se ogni mattina percorri 40 o 50 chilometri per andare al lavoro, questa instabilità la senti eccome. Il prezzo alla pompa non segue esattamente le stesse percentuali delle quotazioni internazionali — le accise italiane restano fisse comunque vada — ma tende a muoversi nella stessa direzione, con un ritardo di una o due settimane.
C’è poi chi questa volatilità la vive sul lavoro, non solo sul tragitto casa-ufficio. La Martesana è piena di piccole imprese di trasporto merci che collegano Milano all’hinterland est, verso Bergamo e la Brianza. Per loro il gasolio è una voce di costo diretta, e quando i margini sono già stretti per la concorrenza, un prezzo che sale e scende del 10% in dieci giorni rende quasi impossibile fare un preventivo che regga più di una settimana.
Più che il livello dei prezzi in sé, a preoccupare è proprio questa incertezza. Un barile stabile a 85 dollari si può gestire: basta adeguare i listini una volta e via. Un barile che oscilla tra 75 e 90 nel giro di dieci giorni no — costringe molte aziende a rifare i conti ogni settimana.
Chi lavora da anni nel settore dei trasporti locali racconta come, fino a poco tempo fa, bastasse aggiornare i listini un paio di volte l’anno per restare in linea con il mercato. Oggi, con questo livello di volatilità, la revisione dei prezzi è diventata quasi un’attività settimanale — un cambiamento organizzativo non da poco per piccole realtà che spesso non dispongono nemmeno di un ufficio dedicato al monitoraggio dei costi energetici.
Non mancano nemmeno cambiamenti nelle abitudini più piccole: diversi automobilisti della zona raccontano di aver iniziato a confrontare i prezzi tra distributori diversi prima di fare rifornimento, cosa che un tempo, con oscillazioni più contenute, non valeva nemmeno la pena fare.
C’è poi un aspetto che riguarda più da vicino le assicurazioni legate al trasporto merci: alcune compagnie starebbero iniziando a rivedere le condizioni contrattuali proprio in funzione della maggiore volatilità dei costi operativi delle imprese di autotrasporto. Non è ancora un fenomeno diffuso su larga scala, ma alcuni operatori della Martesana segnalano le prime avvisaglie di un irrigidimento delle condizioni, un ulteriore fattore di pressione in un settore già alle prese con margini ridotti.
C’è però anche un margine di ottimismo, va detto. Se i negoziati mediati dall’Oman dovessero portare a una riapertura anche parziale dello stretto, il premio di rischio che oggi gonfia i prezzi potrebbe sgonfiarsi altrettanto in fretta. Resta il nodo delle richieste iraniane, che per ora allontanano più che avvicinare una soluzione.
Vale la pena ricordare che situazioni di questo tipo, per quanto scomode nell’immediato, non sono del tutto nuove per chi opera nel settore dei trasporti da diversi decenni: crisi passate, seppur con dinamiche diverse, avevano già messo alla prova la capacità delle imprese locali di adattarsi rapidamente a condizioni di mercato mutevoli. Chi ha attraversato quelle fasi tende oggi a mantenere un approccio più pragmatico, meno incline al panico rispetto a chi si trova ad affrontare per la prima volta una simile instabilità.
Nel frattempo, tra Cassanese e Rivoltana, il traffico continua come sempre, con un occhio in più — per molti, quasi un’abitudine ormai — rivolto al prezzo del carburante prima di partire.
Si ricorda che il trading in CFD comporta un rischio elevato di perdita rapida del capitale investito.