Un treno in arrivo alla Stazione Centrale di Milano alle 21.50 ha marcato l’inizio di un viaggio straordinario. A bordo non ci sono semplici merci, ma una valigetta speciale contenente cellule staminali emopoietiche.
Ad attenderla sulla banchina ci sono due volontari di Admo (Associazione donatori di Midollo Osseo) Milano, tra cui la pessanese Anna Maria Scalise. La sua missione è una corsa contro il tempo: scortare quel prezioso carico fino all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove in una stanza sterile un paziente affetto da una grave forma di leucemia attende il trapianto che rappresenta la sua unica possibilità di salvezza.
In viaggio trasportando una speranza
Per Anna Maria, 50 anni, questo servizio non è una semplice mansione di volontariato, ma un atto d’amore profondo. La sua vita è cambiata lo scorso agosto, quando a suo figlio Cristian è stata diagnosticata la leucemia.
Quando 15 giorni fa il presidente regionale di Admo Lombardia, Giuseppe Saponara, mi ha chiamato dal centro operativo di Firenze per chiedermi la disponibilità, ho risposto immediatamente di sì – ha raccontato Anna Maria – Mio figlio per fortuna non ha bisogno di un trapianto, ma vivendo l’ospedale ho aperto gli occhi su una realtà drammatica. Quando la malattia non ti tocca da vicino è difficile comprendere, ma vedendo quanti ragazzi e bambini lottano ogni giorno ho capito che dovevo fare la mia parte. Il pensiero di poter contribuire a salvare una vita mi fa sentire meglio. E il fatto che la destinazione sia proprio Bergamo, dove mio figlio è in cura, lo sento come un vero colpo al cuore.
Informarsi per conoscere l’importanza di donare
Il vero ostacolo nella lotta contro le malattie del sangue resta la scarsa informazione. C’è ancora molta confusione su cosa comporti davvero diventare donatori, un tema su cui Admo combatte da anni.
In questi mesi ho capito che Admo è ancora troppo poco conosciuta e che i giovani non sanno cosa significhi donare – ha spiegato Scalise – Molti confondono ancora il midollo osseo con il midollo spinale: è fondamentale chiarire che la donazione non tocca assolutamente il sistema nervoso, non è pericolosa e non fa male. Oggi bastano un semplice tampone salivare e un piccolo prelievo per entrare a far parte del registro mondiale dei donatori.
La possibilità di trovare un donatore compatibile al di fuori della famiglia è rarissima: appena una su 100mila. Per questo motivo è essenziale ampliare il più possibile il registro dei potenziali donatori.
I requisiti per iscriversi sono precisi ma accessibili a tantissimi giovani: un’età compresa tra i 18 e i 35 anni (si resta nel registro fino a 55 anni), peso corporeo di almeno 50 kg e una buona salute generale. Un piccolo gesto può cambiare per sempre il destino di una persona. Informarsi è semplice e sicuro: l’invito di Admo a tutti i giovani è quello di vincere la diffidenza, fare il primo passo e diventare una speranza concreta per chi sta lottando per la vita.