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Vergarolla, 80 anni fa la strage che fece fuggire gli italiani da Pola

Domani 18 agosto ricorre l'anniversario dell'evento che scatenò il vero esodo giuliano dalmata. Tra i fuggitivi c'era Anna Maria Crasti di Cernusco sul Naviglio: "Promisi che avrei dedicato il mio impegno a ricordare quella immane tragedia"

Vergarolla, 80 anni fa la strage che fece fuggire gli italiani da Pola

Da Vergarolla è nato tutto. Domani, martedì 18 agosto 2026, ricorreranno gli 80 anni della strage avvenuta sulla spiaggia di Pola, in Istria. Per molti esuli, e tra questi c’è anche Anna Maria Crasti, originaria di Orsera e oggi residente a Cernusco sul Naviglio, fu quell’avvenimento l’origine vera dell’esodo giuliano dalmata.

La strage: un pomeriggio di sole diventato inferno

Era il 18 agosto 1946, una domenica d’estate post bellica in Istria. Sulla spiaggia di Vergarolla, nei pressi di Pola, si svolgevano le tradizionali gare natatorie per la Coppa Scarioni, organizzate dalla società dei canottieri “Pietas Julia”. La popolazione locale, per la stragrande maggioranza italiana, cercava di ritrovare una parvenza di normalità dopo le tragedie della guerra. Sulla spiaggia c’erano duemila persone, molte delle quali bambini.

Ma alle 14,10 tutto cambiò. Una trentina di ordigni bellici inesplosi, accatastati sulla spiaggia e lasciati incustoditi dal maggio 1945, deflagrarono all’improvviso. Le indagini del Comando militare alleato stabilirono che non fu un incidente: gli ordigni erano stati deliberatamente fatti esplodere

Il bilancio fu devastante: almeno un centinaio di morti, tra cui decine di bambini, e altrettanti feriti. Il mare si tinse di rosso. I soccorritori portarono i feriti all’ospedale, dove il chirurgo Geppino Micheletti operò senza sosta, pur avendo perso nella strage i suoi due figli, il fratello e la cognata.

“Quella strage fu la spinta a scappare”

Così raccontava Crasti in un’intervista alla Gazzetta della Martesana del 17 febbraio 2024

Mio padre mi spiegava sempre che quella strage fu la spinta a scappare. Fu un fatto gravissimo, ma non è molto conosciuto e se ne parla molto poco, nonostante sia stata una delle tragedie più gravi della storia della Repubblica italiana.

Le sue parole riecheggiano la testimonianza di tanti polesani. Oltre 28.500 persone su 32.000 abitanti lasciarono la città dopo quell’evento, così che Pola si svuotò di residenti italiani.

Ancora dall’intervista a Crasti:

I ragazzi delle scuole dove spesso intervengo a volte pensano che siamo una sorta di migranti e io devo spesso specificare che noi non siamo arrivati da un altro Paese in cerca di un futuro.

Ciò non vuol dire sminuire tale fenomeno. Voglio solo far capire che la nostra è una storia molto diversa

Quando diventai presidente del Consiglio nazionale di Venezia Giulia e Dalmazia, tre anni fa, promisi che avrei dedicato il mio impegno a ricordare quella immane tragedia.

Come accadde alla mia famiglia, dopo quel fatto molti italiani decisero di partire, sentendosi nel mirino